X

di Ti West (Stati Uniti/Canada, 2022)

Le aspettative erano abbastanza alte, considerando il buon livello di alcuni horror diretti da Ti West (tra i nostri preferiti, spiccano “The House Of The Devil”, “The Innkeepers” e “The Sacrament”) e i troppi anni di latitanza dalle sale cinematografiche (dopo il trascurabile western “Nella Valle Della Violenza”, West ha inanellato soltanto regie per episodi di serie televisive). Che dire allora di questo “X”? Prima di tutto, se già conoscete le succitate opere, non esistono segreti o sorprese da nascondere: questo è un film 100% West, uno slow burn horror timido e sonnolento durante la prima ora ma poi capace di regalarci quaranta minuti conclusivi discretamente scoppiettanti.  
La trama è piuttosto semplice. Alla fine dei 70s, il mercato del porno sta per esplodere definitivamente grazie alla diffusione delle videocassette. Un gruppo di amici decide così di girare un filmetto amatoriale in una zona rurale del Texas, prendendo in affitto una stanza presso una fattoria decisamente malandata dispersa in mezzo alla campagna. I sei protagonisti sono accolti da un vecchietto dall’aria poco raccomandabile, un individuo accompagnato da un’inquietante consorte tutta pelle e ossa: è facile perciò intuire lo sviluppo della pellicola, così come indovinare chi sarà la final girl di turno (gli attori se la cavano abbastanza bene, ma nessun personaggio spicca in maniera particolare).  
Location a parte (questo Texas funziona, anche se le riprese sono state effettuate in Nuova Zelanda), Ti West saccheggia in lungo e in largo dalle prime opere di Tobe Hooper: ci sono dei ragazzi all’avventura dentro un furgoncino (“Non Aprite Quella Porta”) ma c’è anche un laghetto popolato da un voracissimo alligatore (“Quel Motel Vicino Alla Palude”). Se quindi da un lato l’originalità scarseggia, il regista mantiene inalterato il suo stile ben riconoscibile, sfruttando al meglio sia la gestione dei tempi narrativi che le succulente impennate di violenza (il primo omicidio è uno spettacolo, ma anche dopo c’è da divertirsi).
Rispetto al mediocre “Texas Chainsaw Massacre” (2022) di David Blue Garcia, qui la mano di Ti West fa la differenza e non serve l’ennesimo Leatherface per fare incassi facili al botteghino: “X” infatti, pur essendo un film volutamente citazionista, si rivela un prodotto molto rispettoso del caro vecchio cinema horror americano, al di là di qualche inesorabile banalità o forzatura compresa nel pacchetto. Bene anche la colonna sonora, con tanto di classici (i Blue Öyster Cult) e un ottimo pezzo della regina del southern gothic, Chelsea Wolfe (qui alle prese con una cover di un brano scritto nel 1918, “Oui Oui Marie”).
Infine, una curiosità: pare che Ti West abbia già terminato le riprese di “Pearl”, il prequel di “X” ambientato durante la prima guerra mondiale (sempre con Mia Goth nel cast). Il secondo lungometraggio di una trilogia intenzionata davvero a fare sul serio (“you can’t make a slasher movie without a bunch of sequels”, ha raccontato di recente il regista). Dal Texas non si esce più vivi.

(Paolo Chemnitz)

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