Antiviral

antiviraldi Brandon Cronenberg (Canada/Francia, 2012)

Se qualcuno di voi si sta chiedendo che fine abbia fatto Brandon Cronenberg, la risposta probabilmente è dietro l’angolo, in quanto il figlio del celebre David sta iniziando le riprese di un nuovo film intitolato “Possessor”. Oggi invece ripeschiamo dal cilindro questo suo interessante esordio, un’opera non del tutto riuscita ma almeno Continua a leggere

Reazione A Catena

reazione a catenadi Mario Bava (Italia, 1971)

Sono tanti i titoli (calzanti) con i quali conosciamo “Reazione A Catena”, film uscito nel 1971 con la denominazione “Ecologia Del Delitto” ma chiamato in fase di lavorazione “E Così Imparano A Fare I Cattivi”. Per gli anglofoni è invece “A Bay Of Blood”, un’altra variazione sul tema che a dire il vero collima nuovamente con quanto mostrato sullo schermo. Di sicuro Mario Bava deve essersi Continua a leggere

Drive

MV5BZjY5ZjQyMjMtMmEwOC00Nzc2LTllYTItMmU2MzJjNTg1NjY0XkEyXkFqcGdeQXVyNjQ1MTMzMDQ@._V1_SY1000_SX675_AL_di Nicolas Winding Refn (Stati Uniti, 2011)

Se gli anni dieci di questo secolo saranno cinematograficamente ricordati per un ritorno alle atmosfere metropolitane al neon accompagnate dalla musica synthwave di taglio 80s, un film come “Drive” ha molti meriti al riguardo. Nicolas Winding Refn, due anni dopo il minimalismo ermetico di “Valhalla Rising” (2009), qui apre un nuovo ciclo poi proseguito con “Solo Dio Perdona” (2013) e “The Neon DemonContinua a leggere

Lo Spirito Dell’Alveare

lo spirito dell'alvearedi Víctor Erice (Spagna, 1973)

Il cinema spagnolo si è spesso relazionato con il regime franchista attraverso molte opere di taglio fantastico, capaci di coniugare realtà storica e immaginazione senza tralasciare nulla al caso. Lo spartiacque è comunque rappresentato dal 1975, anno della morte di Franco e della transizione verso la futura democrazia, un periodo in cui molti registi possono finalmente dare libero sfogo ai loro Continua a leggere

Never Grow Old

never grow olddi Ivan Kavanagh (Irlanda, 2019)

Il regista irlandese Ivan Kavanagh, già apprezzato in passato per gli horror “Tin Can Man” (2007) e “The Canal” (2014), cambia registro spostandosi sul western senza però rinnegare nulla del suo approccio claustrofobico al cinema di genere. “Never Grow Old” è infatti una pellicola dove non c’è un raggio di sole, perché solo il fango e la pioggia possono raccontare al meglio l’orrore di una Continua a leggere

Mysterious Skin

MV5BMTgxMjQ4NzE5OF5BMl5BanBnXkFtZTcwNzkwOTkyMQ@@._V1_di Gregg Araki (Stati Uniti/Olanda, 2004)

Nel 2004 esce il film della vita di Gregg Araki, un regista (padre giapponese e madre americana) che si era già messo in luce nel decennio precedente con una serie di lavori piuttosto controversi, spesso incentrati su storie di sesso, sangue, nichilismo e omosessualità (tra i tanti, ricordiamo un road movie sopra le righe come “Doom Generation”). Con “Mysterious Skin” Araki affina il suo talento e pone Continua a leggere

Ballata Macabra

ballatadi Dan Curtis (Stati Uniti, 1976)

A una prima impressione “Ballata Macabra” (“Burnt Offerings”) può sembrare una semplice appendice al cinema horror di matrice 60s, un film in apparenza arrivato fuori tempo massimo. In effetti nel 1976 le tematiche relative al genere di riferimento (case maledette e affini) si sono spostate su aspetti più morbosi e realistici e la grande magione di campagna in cui avvengono fatti inspiegabili viene percepita Continua a leggere

Replace

replacedi Norbert Keil (Germania/Canada, 2017)

La paura di invecchiare, la chirurgia estetica, la ricerca della bellezza a tutti i costi, recentemente il cinema ha trattato in lungo e in largo questi argomenti, disperdendosi tra varie pellicole associabili al body horror e altre più stratificate capaci in qualche modo di lasciare il segno. “Replace” cerca di ritagliarsi il proprio spazio ritornando alle origini, perché prima di tutto la pelle Continua a leggere

A History Of Violence

adi David Cronenberg (Stati Uniti, 2005)

Con “A History Of Violence” David Cronenberg apre un nuovo ciclo all’interno della sua cinematografia, staccandosi dal contorto incedere dei suoi lavori precedenti (lo stesso “Spider”, uscito nel 2002, si muove come un oggetto di transizione tra follia e ossessione). Qui inoltre il regista lascia correre a briglie sciolte una storia molto lineare, supportandola a dovere con una regia asciutta Continua a leggere