Strade Perdute

strade perdutedi David Lynch (Stati Uniti/Francia, 1997)

Molti film di David Lynch non hanno bisogno di alcuna spiegazione, altrimenti non sarebbero film di David Lynch. Cominciare con questa semplice constatazione forse è il modo migliore per buttare giù due righe su “Strade Perdute” (“Lost Highway”), un noir tanto criptico quanto magnetico capace di mutare la pelle in maniera repentina pur mantenendo intatta la sua essenza Continua a leggere

Wij

wijdi Rene Eller (Olanda/Belgio, 2018)

All’interno di quel cinema legato a doppio filo con il disagio delle nuove generazioni, “Wij” è un film che irrompe a gamba tesa, un’opera persino capace in alcuni passaggi di alzare verso l’alto l’asticella del politicamente scorretto. Se ad esempio le vecchie pellicole di Larry Clark ci catapultavano nei sobborghi americani per sbatterci in faccia la grigia quotidianità di tanti adolescenti piuttosto Continua a leggere

Dragon’s Return

dragon's returndi Eduard Grečner (Cecoslovacchia, 1968)

La stagione d’oro del cinema cecoslovacco (una corrente denominata nová vlna) ebbe inizio con un film del 1963 (“The Sun In A Net”) di cui Eduard Grečner fu assistente alla regia. Anche se la carriera di Grečner non è stata poi così luminosa come quella di altri suoi colleghi contemporanei, dopo la separazione tra Repubblica Ceca e Slovacchia le sue opere hanno acquistato una grande importanza Continua a leggere

Executive Koala

executive koaladi Minoru Kawasaki (Giappone, 2005)

Per tutti gli amanti delle giapponesate weird, il nome di Minoru Kawasaki è sicuramente tra i più gettonati, anche solo per la doppietta “The Calamari Wrestler” (2004) ed “Executive Koala” (2005), opere piuttosto conosciute tra gli appassionati. Kawasaki è cresciuto a Tokyo attraverso l’immaginario dei kaiju eiga (Godzilla e dintorni) e delle serie televisive tipo “Ultraman”, un Continua a leggere

Blood Quantum

blood quantumdi Jeff Barnaby (Canada, 2019)

Mi’kmaq è il nome di una popolazione nativa americana stanziata principalmente nella parte orientale del Québec. Le opere di Jeff Barnaby (le sue origini sono proprio indigene) sono legate a doppio filo con tali radici, una fiera appartenenza etnica che con questo zombie movie tira fuori dei connotati socio-politici ben precisi, sottolineando ancora una volta l’intramontabile funzione allegorica Continua a leggere

Storozh

storozhdi Yuriy Bykov (Russia, 2019)

Abbiamo capito che Yuriy Bykov (classe 1981) è un regista che ama i posti decadenti o degradati: i suoi lavori ci hanno immerso prima in un fatiscente palazzone di periferia (recuperatevi l’eccelso “Durak”), poi dentro una fabbrica (“Zavod”) e infine nel cuore di un sanatorio abbandonato circondato dalla neve (“Storozh”). Perché la Russia raccontata da questo regista è un luogo in cui l’essere umano è Continua a leggere

Django

djangodi Sergio Corbucci (Italia/Spagna, 1966)

Anche se il vero capolavoro western di Sergio Corbucci è senza dubbio “Il Grande Silenzio” (1968), “Django” è uno dei pochi prodotti appartenenti al genere che brilla di luce propria, una pellicola imitata in lungo e in largo (i sequel apocrifi non si contano) e fonte di ispirazione per registi del calibro di Takashi Miike (“Sukiyaki Western Django”) e Quentin Tarantino (“Django Continua a leggere

Kid-Thing

kid-thingdi David Zellner (Stati Uniti, 2012)

“Kid-Thing” è una pellicola indipendente americana passata sugli schermi del Sundance Festival nell’ormai lontano 2012. Novanta minuti scarsi capaci di offrire allo spettatore delle sensazioni alquanto stranianti, vissute attraverso gli occhi di una bambina di dieci anni.
Il regista David Zellner ci porta a spasso tra le campagne non lontane da Austin (Texas), dove la Continua a leggere

U-Boot 96

u-boot 96di Wolfgang Petersen (Germania Ovest, 1981)

Chi ha avuto la possibilità di vedere “U-Boot 96” dal 1997 in poi, molto probabilmente si è imbattuto nella director’s cut, una versione definitiva di ben 209 minuti ridoppiata per l’occasione dagli stessi attori che tanti anni prima presero parte al film. Tre ore e mezza in cui l’approfondimento dei personaggi diventa di primaria importanza, anche perché a differenza di molte altre pellicole ambientate Continua a leggere

Portraits Of Andrea Palmer

portraits of andrea palmerdi C. Huston e Joe Rubin (Stati Uniti, 2018)

“Portraits Of Andrea Palmer” è uscito di recente in edizione home video anche qui in Italia, l’ennesima occasione per scoprire il lato più marcio dell’underground estremo americano. Diretto dagli sconosciuti C. Huston e Joe Rubin (quest’ultimo ha realizzato e prodotto una lunga serie di piccoli documentari), questo film si può definire senza mezzi termini un dramma di taglio pornografico Continua a leggere