The Sacrament

sacradi Ti West (Stati Uniti, 2013)

Cinema di confine e fanatismo religioso. Un connubio molto interessante che non ha bisogno di inventare storie di fantasia, soprattutto quando la realtà è molto più cruda di qualunque altra cosa. Ce lo insegna il massacro della Guyana del 1978, nel quale il pastore Jim Jones ordinò un incredibile e consapevole suicidio di massa (circa novecento seguaci del Tempio del Popolo morirono avvelenandosi con il cianuro). Un esempio di ordinaria follia che fu presto tramutato dal regista René Cardona Jr. nel controverso “Il Massacro Della Guyana” (1979). Nel 1980, è invece Umberto Lenzi a toccare l’argomento con il cannibal movieMangiati Vivi!”, dove però il riferimento alla setta non è esplicito ma solo suggerito dalle scene di avvelenamento collettivo.
Ti West, da tempo promessa dell’american horror indipendente di nuova generazione, realizza “The Sacrament” dopo un paio di pellicole di notevole fattura. I suoi “The House Of The Devil” (2009) e “The Innkeepers” (2011) si sommano ad altri titoli minori sempre da lui diretti e lasciano intravedere un importante talento alla regia, soprattutto per una mirabile gestione dei tempi narrativi. Ma con “The Sacrament” il regista del Delaware sceglie un’altra strada, quella del mockumentary, lasciandoci immergere in una storia che trae la sua ispirazione proprio dai tragici fatti di Jonestown (qui il nome è stato mutuato in Eden Parish).
Due reporter decidono di accompagnare un fotografo all’interno di una comunità religiosa sperduta in una radura, nella quale si è trasferita la sorella di quest’ultimo, fuggita dal mondo civilizzato e ormai parte integrante di un villaggio inavvicinabile dagli estranei e dalla tecnologia. Fin dai primi minuti la tensione è palpabile, Ti West come al solito non mostra praticamente nulla ma lascia salire l’attesa, qui basata su un clima ostile, diffidente e inquietante. I giovani capiscono di essere in trappola troppo tardi: quando si scatena l’apocalisse, il film prende una piega decisamente diversa, dove caos, sangue e violenza si sostituiscono alla finto-rassicurante atmosfera del luogo.
“The Sacrament”, seppur incastonato nelle dinamiche di un found footage, mostra uno stile che abbraccia più sfumature, evitando quella traballante convulsione tipica di quei prodotti con la telecamera in modalità mal di mare. Una scelta condivisibile che allontana il film dalle tentazioni da scoop giornalistico tanto in voga in certi horror commerciali. L’incedere inoltre è lento e avvolgente, con un plot che procede con intelligenza fino a concludersi con la scena madre che racchiude l’orrore tipico del cinema di Ti West. Ovviamente secco, diretto ed esplosivo.
Pur non brillando negli interpreti, eccetto un bravissimo Gene Jones (quasi omonimo del vero guru della Guyana!) nei panni del Father, l’opera funziona al meglio e non eccede in inutili spettacolarizzazioni, premiando un approccio sobrio e maturo in cabina di regia, purtroppo non più ripetuto negli ultimi anni da West (caduto in semi-disgrazia con il mediocre western “Nella Valle Della Violenza” del 2016 e con qualche timida irruzione nel mondo delle serie tv). Il cinema indie statunitense ha bisogno di lui, speriamo possa tornare presto a deliziarci con un horror di tale caratura.

4

(Paolo Chemnitz)

sacrament

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