Diablo Rojo

di Sol Moreno (Panama, 2019)

Il cinema di confine continua a svilupparsi imperterrito nei paesi del centro-sud America, oggi infatti è possibile imbattersi persino nel primo horror panamense di sempre, un traguardo importante che celebriamo con piacere su queste pagine: in attesa di (ri)vedere “Diablo Rojo” al Be Afraid Horror Fest, rassegna internazionale giunta alla seconda edizione Continua a leggere

Funny Face

di Tim Sutton (Stati Uniti, 2020)

Dopo la virata on the road di “Donnybrook” (2018), Tim Sutton ci conduce dalla campagna alla metropoli, ridisegnando ancora una volta la geografia del (suo) cinema. “Funny Face”, già passato sugli schermi di Berlino, è appena approdato alla trentottesima edizione del Torino Film Festival, un’occasione ghiotta per vedere in anteprima la sua pellicola Continua a leggere

The Dark And The Wicked

di Bryan Bertino (Stati Uniti, 2020)

Dopo l’exploit di “The Strangers” (2008), un home invasion impeccabile nella confezione ma meno nella sostanza, Bryan Bertino ha fatto acqua da tutte le parti, prima con il pessimo “Mockingbird” (2014) e poi con il successivo “The Monster” (2016), quest’ultimo almeno dignitoso nonostante le troppe banalità. Con “The Dark And The Wicked” siamo al quarto Continua a leggere

La Pelle Di Satana

di Piers Haggard (Gran Bretagna, 1971)

La campagna e le sue superstizioni possono fornire tanto materiale al cinema horror, basta chiedere a un regista come Pupi Avati, capace di trasformare le suggestioni rurali della sua infanzia in veri e propri incubi su pellicola. Oggi si tende a etichettare questo determinato genere con il termine folk horror, ma nel caso di “La Pelle Di Satana” Continua a leggere

La Chiesa

di Michele Soavi (Italia, 1989)

Dopo “Dèmoni” (1985) e “Dèmoni 2… L’Incubo Ritorna” (1986), Lamberto Bava avrebbe dovuto girare anche il terzo capitolo di questa ipotetica trilogia, un impegno che non venne mai portato a termine poiché alla fine degli anni ottanta il regista romano già lavorava a pieno regime sul fronte televisivo. La sceneggiatura però era già pronta, così fu chiamato Continua a leggere

Il Cuoco, Il Ladro, Sua Moglie e L’Amante

di Peter Greenaway (Olanda/Gran Bretagna/Francia, 1989)

Con “Il Cuoco, Il Ladro, Sua Moglie e L’Amante” (“The Cook, The Thief, His Wife & Her Lover”), un grande intellettuale come Peter Greenaway è riuscito a far collimare alla perfezione l’estremo con il grottesco, lavorando su un piano concettuale intriso di critica nei confronti della società dei consumi: cibo, sesso, violenza, morte, una grande abbuffata figlia Continua a leggere

Evil Dead Trap

di Toshiharu Ikeda (Giappone, 1988)

Il cinema horror giapponese ha sempre avuto una sua precisa identità, smarcandosi fin dagli albori da eventuali riferimenti di taglio occidentale. Poi ovviamente c’è la solita eccezione che conferma la regola, ovvero un film come “Evil Dead Trap”, per certi versi più vicino alle pellicole di Lucio Fulci e Dario Argento che all’immaginario tipicamente orientale Continua a leggere

Almost Holy

di Steve Hoover (Ucraina/Stati Uniti, 2015)

Mariupol’ è un’importante città portuale dell’Ucraina sudorientale, segnata purtroppo dal solito grigiore dei palazzoni di periferia e dall’immancabile fumo delle fabbriche che si innalza sullo sfondo. Qui molti ragazzini orfani vivono alla giornata per le strade, come se un filo diretto legasse questi disperati con i besprizornye della Russia post-rivoluzionaria Continua a leggere

Rovine

di Carter Smith (Stati Uniti/Germania/Australia, 2008)

Rispetto ad alcune pellicole più o meno contemporanee nelle quali la location esotica diventa una trappola senza vie di uscita (pensiamo a titoli come “Bordeland” o “Turistas”), questo “Rovine” ha una marcia in più. Scott B. Smith adatta il suo omonimo romanzo trasformandolo in uno script tutto sommato semplice e lineare, manna dal cielo per un Continua a leggere

Doom Generation

di Gregg Araki (Stati Uniti, 1995)

“Doom Generation” è pregno di anni novanta dal primo all’ultimo fotogramma, non a caso all’epoca per molti giovani (oggi ultraquarantenni) questo era da considerare un film manifesto. La cosiddetta Generazione X persa tra sesso, violenza e nichilismo. Inoltre la pellicola rappresenta il secondo e più celebre tassello della Teenage Apocalypse Trilogy, uno Continua a leggere