Pearl

di Ti West (Stati Uniti/Canada, 2022)

Quando alcuni mesi fa abbiamo visto “X: A Sexy Horror Story” (2022), sapevamo già dell’esistenza di “Pearl”, un atteso prequel ambientato nel lontano 1918. Se nel primo caso possiamo parlare di un film corale con tanti protagonisti e un’attitudine old-school devota in tutto e per tutto al cinema horror degli anni settanta, questa nuova fatica cambia non poco le carte in tavola, puntando su una sola figura (quella che dà il titolo all’opera) e sugli aspetti drammatici delle vicende.
Pearl (Mia Goth) non se la passa affatto bene, perché la sua quotidianità è infelice e priva di distrazioni. Con lei, in una remota fattoria americana, vivono una madre severa e dispotica e un padre paralitico impossibilitato persino a parlare. La giovane è frustrata, è repressa ma è anche ambiziosa, poiché sogna di diventare una star del mondo dello spettacolo in una grande città, lontano da lì. Attraverso il rapporto burrascoso con la crudele e insensibile madre, Ti West ci racconta le cause scatenanti che faranno di Pearl una futura psicopatica. Quella che abbiamo visto in azione nel già noto “X”, ovviamente.
Per il regista del Delaware, la scelta di cambiare strada si è rivelata alquanto azzeccata: messo da parte il gradevole (ma stereotipato) cazzeggio del precedente lungometraggio, West si è buttato sul dramma psicologico travestito da horror con risultati a tratti sorprendenti, anche nei dialoghi (mai banali o superficiali). Nonostante non manchino alcune sequenze squisitamente sanguinose o estreme, è l’approfondimento di Pearl a rubare la scena a tutto il resto, catapultandoci nei meandri di una mente tanto fragile quanto folle e perversa (l’alligatore presente nel laghetto può solo accompagnare).
La prova di Mia Goth (sua pure la sceneggiatura in combutta con West) non si dimentica facilmente: proprio grazie al suo personaggio squilibrato, il lavoro riesce a prendere le distanze non solo dal suo predecessore, ma anche da tutta la filmografia del regista americano, spesso incentrata su un efficace cinema horror a cottura lenta. In “Pearl” non assistiamo dunque a un crescendo esplosivo, bensì a una storia abbastanza lineare capace di appassionare fin dalle prime battute grazie a un’accurata indagine sul malessere della ragazza. Con la guerra sullo sfondo, perché ogni epoca cresce i suoi mostri facendoli diventare sempre più feroci e cattivi.

(Paolo Chemnitz)

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