Where The Dead Go To Die

di Jimmy ScreamerClauz (Stati Uniti, 2012)

Il cinema di animazione nasce per spingersi oltre i confini dell’immaginazione. Tuttavia, dietro ogni angolo può nascondersi sia un paradiso (per bambini) che un inferno (rigorosamente per adulti). Nel caso di “Where The Dead Go To Die”, ci riferiamo ovviamente alla seconda ipotesi: quello diretto da Jimmy ScreamerClauz (newyorkese classe 1983) non è Continua a leggere

Mass

di Fran Kranz (Stati Uniti, 2021)

Abbiamo trattato svariate volte il tema delle stragi nelle scuole americane, dedicando all’argomento pure un articolo specifico. Tuttavia esiste un dopo: il dolore per la perdita, l’elaborazione del lutto e un rancore difficile da scacciare via nei confronti dell’assassino o della sua famiglia. A tal proposito, negli States è stato istituito il Forgiveness Program, un Continua a leggere

Thx 1138

di George Lucas (Stati Uniti, 1971)

Alcuni film diretti da George Lucas sono entrati nella storia del cinema dalla porta principale: titoli come “American Graffiti” (1973) o “Star Wars” (1977) non hanno certo bisogno di presentazioni, al contrario del fin troppo bistrattato “Thx 1138”, pellicola che segnò l’esordio per il regista americano, poi affermatosi quasi esclusivamente come Continua a leggere

Vinterbrødre

di Hlynur Pálmason (Islanda/Danimarca, 2017)

Non è la prima volta che il cinema islandese ci parla di disadattati: era già accaduto con alcuni film diretti da Dagur Kári, dall’ottimo “Nói Albinói” (2003) fino al più recente “Virgin Mountain” (2015), anche se gli esempi non si fermano affatto qui. Oggi invece è il turno di Hlynur Pálmason (regista e sceneggiatore), il cui primo lungometraggio nasce in Continua a leggere

Creepy

di Kiyoshi Kurosawa (Giappone, 2016)

A Kiyoshi Kurosawa sono sempre bastate le atmosfere, sia durante la fase J-horror che in tempi più recenti, quando il regista ha allargato ulteriormente i suoi confini cinematografici. Nel caso di “Creepy” (il titolo è tutto un programma), a far paura non è una presenza sovrannaturale o qualche scena annaffiata con il sangue, bensì un semplice vicino di Continua a leggere

Occhiali Neri

di Dario Argento (Italia/Francia, 2022)

Ottantadue anni non sono pochi. Ecco perché, nonostante la voglia di continuare a fare cinema, Dario Argento ci fa anche un po’ di tenerezza. Non a caso, lo stesso regista romano, è stato scelto da Gaspar Noé per interpretare un vecchietto malato di cuore nel suo ultimo “Vortex” (il film sta per uscire nelle sale francesi, in attesa di vederlo anche da queste Continua a leggere

Tenderness Of The Wolves

di Ulli Lommel (Germania Ovest, 1973)

Il cinema tedesco non ha mai trascurato i serial killer di casa propria: una lunga storia che ha avuto inizio con il capolavoro “M – Eine Stadt Sucht Einen Mörder” (1931) per poi concludersi, almeno per il momento, con il recente “Der Goldene Handschuh” (2019) di Fatih Akin. Un viaggio cominciato da Düsseldorf (il pervertito Peter Kürten) e successivamente Continua a leggere

Signs

di M. Night Shyamalan (Stati Uniti, 2002)

M. Night Shyamalan è un regista che non piace a tutti, questo è assodato. Non a caso, subito dopo i suoi primi successi (da “Il Sesto Senso” a “Unbreakable”), qualcosa ha cominciato inesorabilmente a scricchiolare, al di là dei feedback positivi ricevuti sia con questo “Signs” che con il successivo “The Village” (2004), due pellicole ben al di sopra Continua a leggere

La Polizia Ringrazia

di Stefano Vanzina (Italia/Germania Ovest, 1972)

Le radici del genere poliziottesco hanno tutte un nome. “La Polizia Ringrazia” si pone addirittura come pilastro del suddetto filone, non solo per una questione temporale (è un film del 1972) ma soprattutto per via di alcune caratteristiche in perfetto equilibrio con la sensibilità dell’epoca: se la pellicola da un lato riprende le coordinate del cinema di Continua a leggere

Rawhead Rex

di George Pavlou (Gran Bretagna/Irlanda, 1986)

A volte bisogna davvero ringraziare il destino, perché se “Rawhead Rex” fosse stato un bel film, un anno dopo Clive Barker probabilmente non si sarebbe messo al timone di “Hellraiser” (1987), il suo capolavoro. Il miracolo è avvenuto: nel giro poco tempo, siamo passati da uno dei mostri più ridicoli dell’intera storia del cinema horror a un villain tra i più Continua a leggere