Nevrland

nevrlanddi Gregor Schmidinger (Austria, 2019)

Il cinema indipendente austriaco continua imperterrito a sfornare prodotti di livello, lo abbiamo visto di recente con lo splendido “Die Beste Aller Welten” (2017) di Adrian Goiginger e lo ribadiamo oggi con “Nevrland”, primo lungometraggio per il talentuoso Gregor Schmidinger, regista classe 1985 nato a Linz. Nel curriculum di Schmidinger possiamo annoverare una manciata di corti e un forte attivismo legato alla sensibilizzazione contro l’omofobia, due facce della stessa medaglia che convivono a braccetto nelle sue varie esperienze artistiche. Tuttavia questo cinema tende a spingersi al di là del solito contenitore LGBT, trattando l’argomento da un punto di vista prettamente psicologico, una connessione tra salute mentale e sessualità che in “Nevrland” esplode in maniera tanto sorprendente quanto disturbante.
Jakob è un ragazzino diciassettenne che ha appena terminato gli studi: il suo carattere schivo e riservato riesce a trovare una via di fuga soltanto fuori dalla realtà, quando il giovane si mette a chattare con un tipo più grande di lui (Kristjan) su un sito per omosessuali. Nel frattempo, non senza difficoltà, Jakob inizia a lavorare in un mattatoio, mentre la sua testa continua a essere divorata da una serie di attacchi di ansia in cui si materializzano le sue paure più recondite. L’incontro tra Jakob e Kristjan si rivela dunque decisivo per il nostro protagonista.
Sarebbe abbastanza riduttivo definire “Nevrland” un semplice coming of age, Gregor Schmidinger riesce infatti a plasmare la pellicola come se fosse una figura geometrica in perenne movimento: c’è un filo invisibile che unisce quella voglia sul petto di Jakob con il tatuaggio presente sulla pelle di Kristjan, mentre l’anima in preda al caos continua a danzare come una stella impazzita (il riferimento a Nietzsche è presente nel prologo del film). Poi, una volta oltrepassato il limite, “Nevrland” non è affatto liberatorio ma si arrampica nervosamente su coordinate horror alquanto inquietanti, adornate da intensi squarci visionari.
Dietro questo lavoro c’è una meravigliosa regia, un montaggio studiato ad hoc e una fotografia in perfetta sintonia con l’umore generale della pellicola, per certi versi molto alienante (le luci strobo, la discoteca e la musica techno fanno il resto). In tal modo, rifiutando volutamente una narrazione lineare, Gregor Schmidinger rinuncia alla sostanza per far debordare il trip mentale del protagonista, un corto circuito che contempla dolore, solitudine e autodistruzione. Crescere non è mai stato così difficile, ecco perché “Nevrland” ha il sapore di una ferita aperta, una negazione che si impone come un passaggio obbligato in cui bisogna tuffarsi pagandone ogni singola conseguenza. Dopotutto Jakob non ha scelta, se vuole sentirsi vivo accanto a quelle carcasse di maiale che lava quotidianamente.

4

(Paolo Chemnitz)

nevrland1

Pubblicità

One thought on “Nevrland

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...