This Transient Life

di Akio Jissôji (Giappone, 1970)

Akio Jissôji (1937-2006) è stato un regista giapponese che ha attraverso diverse fasi cinematografiche: noi ce lo ricordiamo sia per i primi lungometraggi (la cosiddetta trilogia buddista, composta da “This Transient Life”, “Mandara” e “Poem”) che per il segmento presente nell’horror estremo “Rampo Noir” (2005), senza dimenticare l’importante Continua a leggere

Vortex

di Gaspar Noé (Francia/Belgio, 2021)

La vecchiaia stessa è una malattia. Ancora meglio, “senectus ipsa est morbus”, come affermava il commediografo romano Publio Terenzio Afro in una sua opera del secondo secolo avanti Cristo. Accostando la succitata frase alla filosofia esistenzialista di Gaspar Noé (“le temps détruit tout”), non può che nascere il vortice, quel turbinìo capace di Continua a leggere

Flux Gourmet

di Peter Strickland (Gran Bretagna/Ungheria/Stati Uniti, 2022)

Peter Strickland non aveva ancora sbagliato un colpo: con i precedenti “Katalin Varga” (2009), “Berberian Sound Studio” (2012), “The Duke Of Burgundy” (2014) e “In Fabric” (2018), il regista di Reading aveva infatti inanellato quattro pellicole di indubbia qualità, mettendo in luce una notevole personalità dietro la macchina da presa. Anche se oggi tale cifra Continua a leggere

The Witch Who Came From The Sea

di Matt Cinber (Stati Uniti, 1976)

Censurare un film significa anche pubblicizzarlo inconsapevolmente, facendolo passare per un prodotto maledetto nonché offensivo per il pubblico (il divieto ovviamente sortisce un effetto contrario, poiché scatena la più feroce curiosità). Nel Regno Unito, all’inizio degli 80s, sono stati poco furbi in tal senso, perché buona parte dei lungometraggi contenuti Continua a leggere

Men

di Alex Garland (Gran Bretagna, 2022)

È innegabile che durante gli ultimi anni, il cinema horror d’autore sia diventato il fiore all’occhiello di un intero genere, un movimento altrimenti relegato al più banale e stereotipato prodotto da multisala (ovviamente americano) o alle più sotterranee pellicole low budget (quelle per pochi intimi). Dopo le notevoli esperienze maturate in passato Continua a leggere

Rimini

di Ulrich Seidl (Germania/Austria/Francia, 2022)

A distanza di sei anni dalla sua ultima fatica (lo shock di “Safari” è ancora vivo nei nostro occhi), Ulrich Seidl torna al cinema di finzione che ha contraddistinto le sue opere più famose, spostando l’azione in una Rimini invernale battuta dalla pioggia, dal vento gelido e persino dalla neve: gli stereotipi più frivoli e solari legati alla città Continua a leggere

Ayka

di Sergei Dvortsevoy (Russia/Germania/Kazakistan, 2018)

Come spesso accade dalle nostre parti, il cinema russo contemporaneo resta sempre un’esperienza (nonché un privilegio!) per pochi intimi, anche quando queste pellicole riescono ad aggiudicarsi qualche importante premio internazionale. Ricordiamo infatti che nel 2018, la kazaka Samal Yeslyamova trionfò a Cannes come migliore attrice della rassegna Continua a leggere

Lady In A Cage

di Walter Grauman (Stati Uniti, 1964)

Nel 1964, non era facile imbattersi in un film come “Lady In A Cage” (da noi, “Un Giorno Di Terrore”). Un prodotto claustrofobico, beffardo e con un livello di violenza ben superiore alla media, grazie soprattutto all’efficace commistione tra thriller e horror. È giunto dunque il momento di rivalutare l’operato di Walter Grauman, un regista la cui Continua a leggere

Vite Vendute

di Henri-Georges Clouzot (Francia/Italia, 1953)

Tra la fine dei 40s e l’inizio del decennio successivo, il cinema di Henri-Georges Clouzot esplode a livello internazionale. Il regista viene premiato a Venezia per “Legittima Difesa” (1947), per poi vincere sia a Cannes che a Berlino con “Vite Vendute” (“Le Salaire De La Peur”), uno dei film più importanti e influenti della sua carriera (insieme al successivo Continua a leggere