Frontier(s)

frontier(s)di Xavier Gens (Francia, 2007)

Tra i vari film della celebre new wave of french horror, “Frontier(s)” è quello meno francese di tutti. Xavier Gens (qui al suo esordio) guarda infatti agli Stati Uniti, in particolare a un caposaldo come “Non Aprite Quella Porta” (1974), arricchendo la formula con altre influenze riconducibili sia alla (quasi) contemporanea esplosione dei torture porn che al cinema dinamico on the road di Rob Zombie. Così, al posto dello sconfinato Texas, il regista ci catapulta in un incubo tutto europeo nel quale i mostri della provincia americana sono sostituiti da un gruppo di psicopatici nazisti (“siamo ancora in Francia qui? No, siamo nel Medioevo”). Le pedine e gli scenari cambiano, la sostanza no.
Parigi è nel caos, alcune rivolte stanno mettendo a ferro e fuoco la città: cinque giovani (tra cui Yasmine, una ragazza incinta) approfittano della confusione generale per compiere una rapina, ma la polizia si mette subito sulle loro tracce. Il gruppo decide dunque di spingersi fino alla frontiera con il Lussemburgo (dove trova rifugio in un ostello), solo che proprio in questo luogo cominciano i guai, perché i proprietari sono dei folli assassini che impediscono qualsiasi tentativo di fuga ai poveri malcapitati.
“Frontier(s)” (in Italia uscito con il titolo “Frontiers – Ai Confini Dell’Inferno”) non è un film che carbura immediatamente: i primi minuti buttano in mezzo con poca convinzione politica e scontri in piazza, collegandoli con il turbolento periodo che stava vivendo il paese transalpino all’inizio del nuovo secolo. In poche parole, l’ascesa dell’estrema destra collima con questa famiglia di nazisti assetati di sangue, ma le intenzioni di Xavier Gens (per fortuna) non hanno grandi pretese sociologiche, anzi col trascorrere dei minuti emerge la vera essenza horror della pellicola, quella legata al sangue e al gore più estremo. Una volta che i ragazzi finiscono in questo covo di sadici, c’è da divertirsi e non poco: c’è chi viene buttato in mezzo ai maiali, chi viene appeso a testa in giù con due ganci infilati ai piedi e chi è impossibilitato a scappare a causa dei tendini recisi a colpi di pinza. In questa inquietante dimora, le perversioni dei ricchi viste in “Hostel” (2005) diventano una normale consuetudine. Gens evita di prendere tutto sul serio ma sferra dei colpi bassi non indifferenti, aiutato da un ottimo comparto effettistico.
“Frontier(s)” è un’opera che si ritaglia il suo meritato spazio all’interno dell’infame ondata di cinema horror transalpino che ci ha meravigliosamente travolti durante lo scorso decennio, ma rispetto a capolavori del genere come “À L’Intérieur” (2007) o “Martyrs” (2008), la pellicola paga una certa mancanza di originalità (dovuta appunto alla riproposizione insistente dei modelli americani di riferimento). Questo limite però viene facilmente aggirato da una carneficina tra le più violente viste in quel periodo (ancora oggi il film è bannato in Thailandia). Pollice in alto, soprattutto per una confezione impeccabile.

3,5

(Paolo Chemnitz)

frontier(s) foto

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