Mädchen Mit Gewalt

di Roger Fritz (Germania Ovest, 1970)

Roger Fritz (1936-2021) è un regista sconosciuto, almeno qui in Italia. Eppure questo suo “Mädchen Mit Gewalt” è un film che ha lasciato un segno alquanto profondo, anticipando le più depravate suggestioni dei futuri rape & revenge ma soprattutto alcune controverse tematiche presenti nel cinema di Sam Peckinpah (quest’ultimo, nel 1977, coinvolse lo stesso Fritz nelle riprese del celebre “La Croce Di Ferro”, affidandogli un ruolo secondario come attore). Grazie al prezioso recupero di una versione recentemente restaurata per il mercato home video teutonico, il Fantafestival ha proiettato questa chicca davanti al pubblico romano, un’occasione (al momento) unica per gustare un lungometraggio oggi improponibile a qualsiasi latitudine. Ecco perché continuiamo a rimpiangere i meravigliosi anni settanta, quando il politicamente scorretto aggirava qualsiasi forma di ipocrisia, stimolando le riflessioni, il codice morale, l’intelligenza e la consapevolezza del singolo spettatore.
Werner e Mike sono una coppia di balordi con il pallino delle donne. Agiscono esattamente come due predatori, cercando di rimorchiare per strada o nei locali chiunque capiti a tiro. L’occasione più ghiotta non tarda a sopraggiungere: è l’ingenua Alice (una graziosa Helga Anders) a cadere nella loro trappola, accettando un passaggio notturno verso un laghetto dove la ragazza è in attesa di alcuni amici. Amici che lì non arriveranno mai.
Girato con pochissimi marchi quasi esclusivamente in una cava industriale (un luogo spoglio e desolato degno di un sudicio western), “Mädchen Mit Gewalt” (“Cry Rape” e “The Brutes” sono i due titoli internazionali più gettonati) è in realtà un rape senza revenge, perché a tenere banco sono soprattutto le dinamiche di potere tra i tre individui coinvolti nelle vicende, un sontuoso affondo psicologico capace di mettere a nudo il fragile equilibrio tra i due aguzzini e l’ambiguità sempre più marcata della giovane Alice. Non a caso, la scena dello stupro rappresenta un portentoso messaggio in codice per il tanto discusso capolavoro “Cane Di Paglia” (1971), un concetto di fondo che avvalora i punti di contatto tra l’opera di Roger Fritz e quella di Sam Peckinpah. Per quanto riguarda “Mädchen Mit Gewalt”, non solo l’istinto prevale sulla ragione annullando ogni confine tra bene e male, ma c’è anche da rimarcare quel fattore misogino legato alla manipolazione mentale che subisce la protagonista, l’aspetto più affascinante (oltre che inquietante) dell’intero lavoro.
Chiudono il cerchio una buona regia (le inquadrature non sono mai banali), un montaggio accattivante e una splendida colonna sonora firmata dagli imprescindibili Can (è possibile recuperarla nel disco “Soundtracks”, uscito proprio nel 1970). “Mädchen Mit Gewalt” è dunque un film ingiustamente dimenticato: si tratta di un cult sotterraneo in netto anticipo con i tempi, da considerare come una delle migliori pellicole legate al cinema di genere proveniente dalla vecchia Germania occidentale.

(Paolo Chemnitz)

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