Mädchen Mit Gewalt

di Roger Fritz (Germania Ovest, 1970)

Roger Fritz (1936-2021) è un regista sconosciuto, almeno qui in Italia. Eppure questo suo “Mädchen Mit Gewalt” è un film che ha lasciato un segno alquanto profondo, anticipando le più depravate suggestioni dei futuri rape & revenge ma soprattutto alcune controverse tematiche presenti nel cinema di Sam Peckinpah (quest’ultimo, nel 1977, coinvolse Continua a leggere

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Pensione Paura

di Francesco Barilli (Italia/Spagna, 1978)

La popolarità di Leonora Fani (classe 1954) crebbe a dismisura durante la seconda metà degli anni settanta, quando l’attrice di origini trevigiane interpretò alcuni ruoli alquanto pruriginosi: noi ce la ricordiamo soprattutto nel controverso “Bestialità” (1976), in “Nenè” (1977) di Salvatore Samperi e poi ancora in questo “Pensione Paura”, un film Continua a leggere

Paesaggio Nella Nebbia

di Theo Angelopoulos (Grecia/Francia/Italia, 1988)

“Paesaggio Nella Nebbia” è un film da recuperare, soprattutto se siete amanti del cinema d’autore più cupo e doloroso. Queste due ore non passano in fretta, ma lasciano dei segni profondi, come già era accaduto in passato per alcune pellicole dirette dal celebre e compianto regista ellenico. Con questo lungometraggio, Theo Angelopoulos si Continua a leggere

Marilyn

di Martín Rodríguez Redondo (Argentina/Cile, 2018)

“Marilyn” ha avuto il suo piccolo momento di celebrità nel 2018, quando fu proiettato al Festival di Berlino. Anche se oggi dalle nostre parti questo film non se lo ricorda più nessuno, nella comunità LGBT sudamericana sono ancora in molti a parlare del personaggio di Marcelo Bernasconi (detto Marcos), il protagonista delle vicende (la pellicola è basata Continua a leggere

2000: La Fine Dell’Uomo

di Cornel Wilde (Gran Bretagna, 1970)

Alla metà degli anni settanta, l’uomo aveva portato l’inquinamento della Terra al punto di una quasi irreparabile distruzione del suo habitat. Si era discusso molto sulla necessità di salvare il nostro pianeta, ma non si era fatto quasi niente di concreto”. Se oggi di queste problematiche ne parlano tutti (imprenditori, politici e mass media lo fanno Continua a leggere

Rashômon

di Akira Kurosawa (Giappone, 1950)

Si potrebbe parlare a lungo del pessimismo presente nel cinema di Akira Kurosawa: abbiamo scelto di farlo attraverso uno dei suoi capolavori assoluti, “Rashômon”, il film che ha spalancato le porte del successo internazionale al regista giapponese (il doppio trionfo prima a Venezia e poi agli Oscar ha segnato in maniera indelebile il nostro rapporto Continua a leggere

A Mia Sorella!

di Catherine Breillat (Francia/Italia, 2001)

Non esistono vie di mezzo: il cinema di Catherine Breillat è da prendere o da lasciare. Qualcuno non riesce proprio a tollerare il suo sguardo duro e sincero sulla sessualità, come se fosse un peccato mortale affrontare queste tematiche senza alcun pregiudizio o in totale disinvoltura. Non a caso, due anni prima di realizzare “A Mia Sorella!”, la regista francese Continua a leggere

American Mary

di Jen Soska e Sylvia Soska (Canada, 2012)

In passato si è parlato molto delle gemelle Jen e Sylvia Soska (entrambe attive fin da giovanissime nel mondo del cinema), soprattutto quando nel 2012 uscì “American Mary”, un horror piuttosto strombazzato nel giro indie e dunque all’epoca atteso con molta trepidazione. Purtroppo le (alte) aspettative non furono del tutto ripagate, anche se oggi Continua a leggere

The Rifleman Of The Voroshilov Regiment

di Stanislav Govorukhin (Russia, 1999)

Se “The Rifleman Of The Voroshilov Regiment” (“Voroshilovskiy Strelok”) è un revenge movie molto conosciuto in Russia, dalle nostre parti nessuno (o quasi) ne ha mai sentito parlare. Questo perché, nel corso dei 90s, il cinema proveniente dal blocco ex sovietico stava ancora trovando la sua giusta dimensione, prima della grande esplosione su scala Continua a leggere

Luca Il Contrabbandiere

di Lucio Fulci (Italia, 1980)

Lucio Fulci, ovvero il terrorista dei generi. Ecco, questa è la pellicola più adatta per conoscere la sua elasticità e la sua bravura nel saper ribaltare o contaminare i codici di un determinato linguaggio cinematografico. Dopo il successo di “Zombi 2” (1979), sarebbe stato fin troppo facile riprendere la partita ancora una volta con un horror: prima della Continua a leggere