Frozen

di Adam Green (Stati Uniti, 2010)

No, questa non è una storia vera. Però potrebbe succedere, visto che nel mondo situazioni più o meno simili possono accadere da un momento all’altro (solo alcuni giorni fa, in New Mexico, un gruppo di persone è rimasto bloccato all’interno di una funivia per diverse ore, mentre il termometro era sceso a meno quattro). “Frozen” nasce dunque dalla mente contorta di Adam Green, all’epoca già regista (tra le altre cose) di un innocuo ma simpatico slasher intitolato “Hatchet” (2006).
“Frozen” è il classico survival movie nell’accezione più corretta del termine, poiché qui le alternative sono due: sopravvivenza oppure morte certa. A cambiare però sono le modalità, visto che in “Open Water” (2003) i protagonisti erano due sub abbandonati in mezzo all’oceano, mentre in “247°F” (2011) i poveri malcapitati dovevano resistere a un caldo sempre più asfissiante. Due esempi a caso che calzano alla perfezione e che ci rimandano alle dinamiche di un cinema spiccatamente thriller, nel quale la tensione è tutto.
Adam Green ci trascina tra le montagne del New England, dove un trio di appassionati di snowboard ha deciso di trascorrere una giornata all’insegna del divertimento. Non essendo affatto semplice riempire un’ora e mezza sfruttando soltanto una singola location, il preambolo se la prende comoda e per circa venticinque minuti non accade nulla di importante (Joe, Dan e Parker si inventano una scusa puerile pur di risparmiare sul prezzo della seggiovia). Ma una volta a bordo, qualcuno a valle si dimentica di loro: quell’ultima corsa diventa così un incubo, mentre la notte scende minacciosa e il gelo comincia a farsi sentire sulla pelle e sulle ossa.
Pur ricorrendo a qualche inevitabile forzatura, “Frozen” è un film discretamente angosciante e tutto sommato godibile, al di là della pochezza intellettiva dei tre personaggi e di alcuni dialoghi messi in piedi giusto per allungare il brodo. Adam Green conosce bene le regole del gioco e ci regala qualche scena degna di nota, soprattutto quando la tragedia comincia a prendere forma anche sulla neve sottostante e non soltanto su quella seggiovia rimasta immobile in mezzo al nulla. Il freddo infatti non è l’unico nemico da combattere e per nostra fortuna il regista americano aggiunge alle vicende questo doveroso e necessario pizzico di sale. Niente male per un survival duro e puro.

(Paolo Chemnitz)

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One thought on “Frozen

  1. La prima volta lo sottovalutai parecchio. A una seconda visione invece lo riconsiderato parecchio sia a livello di ritmo che di regia. Alla terza volta ho riconfermato il mio ultimo giudizio. Un bel film, non c’è che dire.

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