Ayka

di Sergei Dvortsevoy (Russia/Germania/Kazakistan, 2018)

Come spesso accade dalle nostre parti, il cinema russo contemporaneo resta sempre un’esperienza (nonché un privilegio!) per pochi intimi, anche quando queste pellicole riescono ad aggiudicarsi qualche importante premio internazionale. Ricordiamo infatti che nel 2018, la kazaka Samal Yeslyamova trionfò a Cannes come migliore attrice della rassegna Continua a leggere

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Wendigo

di Larry Fessenden (Stati Uniti, 2001)

Wendigo è il nome di una creatura leggendaria legata alla mitologia dei nativi americani: gli Algonchini per l’esattezza, dunque gli indigeni stanziati nella regione nord-orientale del paese (la zona dei grandi laghi tra gli Stati Uniti e il Canada). Il Wendigo è un essere demoniaco divoratore di uomini, spesso descritto con il corpo scheletrico di un Continua a leggere

Lasciami Entrare

di Tomas Alfredson (Svezia, 2008)

Quella presente tra i fotogrammi di “Lasciami Entrare” (“Låt Den Rätte Komma In”) è un’alchimia di rara bellezza. Ispirandosi all’omonimo libro di John Ajvide Lindqvist (qui autore della sceneggiatura), Tomas Alfredson ha messo in scena una pellicola dalle diverse sfaccettature: troppo riduttivo parlare soltanto di horror, quando a entrare in Continua a leggere

Frozen

di Adam Green (Stati Uniti, 2010)

No, questa non è una storia vera. Però potrebbe succedere, visto che nel mondo situazioni più o meno simili possono accadere da un momento all’altro (solo alcuni giorni fa, in New Mexico, un gruppo di persone è rimasto bloccato all’interno di una funivia per diverse ore, mentre il termometro era sceso a meno quattro). “Frozen” nasce dunque dalla mente Continua a leggere

Ghost Town Anthology

di Denis Côté (Canada, 2019)

Denis Côté è un regista indipendente da tanti anni attivo in Québec, una provincia a maggioranza francofona del Canada orientale. Il suo cinema (sperimentale) è fortemente legato alle zone rurali di questo territorio, spazi e luoghi indefiniti dove i rapporti umani sono spesso segnati dalla solitudine e da un senso di costante isolamento: “Curling” (2010) Continua a leggere

Il Bianco Pastore Di Renne

di Erik Blomberg (Finlandia, 1952)

Incredibile ma vero, il primo lungometraggio finlandese della storia a competere al Festival di Cannes fu questo “Il Bianco Pastore Di Renne” (“Valkoinen Peura”, conosciuto ovunque con il titolo “The White Rendeer”), dunque un film di estrazione fantasy riconducibile al filone horror. Inoltre la pellicola può fregiarsi di aver vinto un Golden Globe Continua a leggere

Snowpiercer

di Bong Joon-Ho (Corea del Sud/Repubblica Ceca, 2013)

Senza dover per forza separare queste due scuole con l’accetta, è tuttavia innegabile che ci siano differenze enormi (storiche, estetiche e culturali) tra il cinema di matrice orientale e quello di matrice occidentale. Curiosamente, proprio nel 2013, escono tre film in cui accade qualcosa di trasversale: se Park Chan-Wook gira a Hollywood “Stoker” (un’opera Continua a leggere

Nói Albinói

di Dagur Kári (Islanda, 2003)

C’è poco da stare allegri con “Nói Albinói”, produzione islandese del 2003 che lascia davvero poco spazio alla speranza. La location isolata (un piccolo paese sulla costa nord-occidentale dell’isola) parla da sola, perché trascorrere gran parte della propria esistenza circondati da cumuli di neve non deve essere affatto semplice. Poi c’è il diciassettenne Nói Continua a leggere

Sto Pensando Di Finirla Qui

di Charlie Kaufman (Stati Uniti, 2020)

Con “Sto Pensando Di Finirla Qui” (“I’m Thinking Of Ending Things”) l’utente medio di Netflix potrebbe incontrare parecchie difficoltà, perché si tratta di un film piuttosto complesso indicato soltanto a una determinata fetta di pubblico. Dopotutto a un regista e sceneggiatore come Charlie Kaufman (già impegnato dietro la mdp con “Synecdoche, New York” e “Anomalisa”) non Continua a leggere

Storozh

storozhdi Yuriy Bykov (Russia, 2019)

Abbiamo capito che Yuriy Bykov (classe 1981) è un regista che ama i posti decadenti o degradati: i suoi lavori ci hanno immerso prima in un fatiscente palazzone di periferia (recuperatevi l’eccelso “Durak”), poi dentro una fabbrica (“Zavod”) e infine nel cuore di un sanatorio abbandonato circondato dalla neve (“Storozh”). Perché la Russia raccontata da questo regista è un luogo in cui l’essere umano è Continua a leggere