Village Of Doom

di Noboru Tanaka (Giappone, 1983)

Nel lontano 1938, in un villaggio rurale vicino a Tsuyama (Giappone), un giovane uccise trenta persone (inclusa sua nonna) utilizzando un fucile, una katana e un’ascia, prima di togliersi la vita con un colpo al petto. Questa terribile vicenda rappresenta ancora oggi la più grande strage compiuta da un singolo uomo in terra nipponica: Tsuyama Jiken, ovvero il massacro di Tsuyama.
Questo film ripercorre la storia del folle omicida fino al tragico epilogo. L’alienato protagonista (Tsugio) è intrepretato da un attore molto credibile, Masato Furuoya, morto suicida nel 2003 dopo essersi impiccato. Un destino beffardo che si accanisce anche nella finzione cinematografica, soprattutto quando a Tsugio viene diagnosticata la tubercolosi: il ragazzo non è dunque idoneo per servire l’esercito, ma viene anche rifiutato dalle ragazze del villaggio per paura di un contagio, una situazione sempre più frustrante che si somma ad alcuni problemi di natura caratteriale e sessuale già preesistenti. Così una notte, dopo aver tagliato la linea elettrica della zona, Tsugio porta a termine la sua missione, montandosi delle torce sulla testa e facendo irruzione in quasi tutte le casette di quella piccola comunità.
Io sono un diavolo che si è sbarazzato degli altri diavoli, questo è quanto”. “Village Of Doom” è un dramma della disperazione e dell’emarginazione veramente crudele, messo in scena con buone intuizioni da un regista molto prolifico come Noboru Tanaka. Nonostante una fase preparatoria piuttosto tirata per le lunghe (dove non sono poche le sequenze di taglio erotico), la pellicola comincia a salire di livello quando nel giovane Tsugio affiora la consapevolezza della sua triste condizione: un’esplosione psicologica che si trasforma in pura vendetta, con gli ultimi venti-trenta minuti del film incentrati esclusivamente sul folle e spietato massacro di cui sopra.
Gli effetti non sono un granché, ma il sangue scorre via senza freni, per un risultato alquanto malsano e destabilizzante (soprattutto quando la macchina da presa indugia sul volto terrorizzato delle vittime prescelte). “Village Of Doom” è dunque un lungometraggio sicuramente valido e degno di visione, un’opera purtroppo ancora oggi poco conosciuta in occidente, dove di film sui cosiddetti mass shootings ne vengono girati in abbondanza (chiedere agli americani). Qui però è il Giappone rurale a sprofondare nel terrore.

(Paolo Chemnitz)

3 thoughts on “Village Of Doom

  1. grazie per tutto il lavoro che fai.
    Chiedo troppo se ci puoi dire (alla fine) dove e’ possibile vedere i film recensiti? (piattaforme ecc,,)
    Soprattutto questo visto che non conoscevo nulla sia del film che del massacro e mi sono incuriosito, dato che a Tsuyama ci ho passato qualche settimana , ormai una ventina di anni fa.

    Piace a 1 persona

    • Ti ringrazio. Diciamo che molti titoli li trovo in dvd, spesso import, il collezionismo è un’arma a doppio taglio (si spendono dei soldi ma è possibile recuperare molte pellicole praticamente sconosciute). Altrimenti bisogna cercare on-line, questo Village of Doom l’ho trovato su un sito americano con i sub eng. Bisogna avere un po’ di pazienza e un po’ di fortuna, qualcosa esce sempre fuori

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