Vive L’Amour

vive l'amourdi Tsai Ming-Liang (Taiwan, 1994)

Nel 1994 il Leone d’Oro della celebre rassegna veneziana viene assegnato ex aequo a due pellicole: “Prima Della Pioggia” del macedone Milcho Manchevski e “Vive L’Amour” del regista malese naturalizzato taiwanese Tsai Ming-Liang. La scelta di premiare quest’ultimo si rivela alquanto audace, alla luce del linguaggio estetico molto minimale del film, un prodotto amato ma allo stesso tempo anche Continua a leggere

Pulse

pulsedi Kiyoshi Kurosawa (Giappone, 2001)

La doppietta composta da “Cure” (1997) e “Pulse – Kairo” (2001) ha permesso a un regista come Kiyoshi Kurosawa di codificare definitivamente il suo percorso artistico, associato in maniera un po’ riduttiva alla corrente J-horror che imperversava durante quegli anni in Giappone. Se infatti il rapporto tra Kurosawa e questo tipo di pellicole è storicamente indiscutibile, è anche vero che Continua a leggere

Arrebato

arrebatodi Iván Zulueta (Spagna, 1979)

Uno dei registi maledetti del cinema spagnolo è stato sicuramente Iván Zulueta, una meteora che in patria ha lasciato un segno indelebile proprio con “Arrebato”. La dipendenza dall’eroina e altri problemi di natura personale non hanno permesso al suo talento di esplodere, oltre al fatto che in pochi, nel 2009, si sono ricordati di omaggiare la sua scomparsa. “Arrebato” non solo è un film fuori Continua a leggere

La Chiamavano Bilbao

bilbaodi Bigas Luna (Spagna, 1978)

Troppo spesso in Italia il nome di Bigas Luna (sottovalutato regista catalano scomparso nel 2013) viene accostato con superficialità alle sue pellicole erotiche da scoop giornalistico, impossibile non citare il controverso “Le Età Di Lulù” (1990) con una sensuale ma sprecata Francesca Neri o l’insulso “Bambola” (1996) con protagonista la showgirl Valeria Marini (e la Continua a leggere

Carnival Of Souls

carnival of-soulsdi Herk Harvey (Stati Uniti, 1962)

“Carnival Of Souls” è un fulgido esempio di coraggio e innovazione. Nel 1962 il cinema horror europeo ha due modelli di riferimento importanti, il filone gotico in Italia e le pellicole della Hammer nel Regno Unito, mentre sull’altra sponda dell’oceano dominano i thriller e bisogna attendere qualche anno per la vera esplosione del genere nella sua accezione più pura. Una cosa è certa, i ghost movie Continua a leggere

Serial Rapist

serial rapistdi Kōji Wakamatsu (Giappone, 1978)

Sono talmente tante le pellicole dirette da Kōji Wakamatsu che spesso ci si sofferma solo sulla punta dell’iceberg, una manciata di titoli fondamentali (girati nella seconda metà degli anni sessanta) tra i quali ricordiamo “Embrione” (1966), “Angeli Violati” (1967), “Violent Virgin” (1969) e “Su Su Per La Seconda Volta Vergine” (1969). Poi c’è anche un Wakamatsu minore ma non per Continua a leggere

El Castillo De La Pureza

el castillo de la purezadi Arturo Ripstein (Messico, 1973)

Yorgos Lanthimos non ha mai ammesso di aver preso più di uno spunto da questa pellicola per realizzare il suo incredibile “Dogtooth” (2009), una bugia andata di traverso proprio ad Arturo Ripstein, il quale non si è risparmiato qualche frecciatina sarcastica nei confronti del regista greco (“I hope we’ll win” fu la dichiarazione polemica del messicano quando “Dogtooth” Continua a leggere

The Bedroom

the bedroomdi Hisayasu Satô (Giappone, 1992)

Issei Sagawa è un criminale giapponese salito alla ribalta delle cronache nel 1981, quando a Parigi invitò una sua compagna di studi a casa per poi ucciderla con un colpo di fucile e mangiarsela a pezzi. Ottenuta l’estradizione in Giappone grazie all’influenza del padre, l’uomo restò in carcere poco più di un anno: una volta fuori Sagawa è diventato un personaggio pubblico come tanti altri, ha Continua a leggere

Suicide Club

suicide clubdi Sion Sono (Giappone, 2001)

Sebbene in Giappone il suicidio non sia moralmente condannato come avviene nel mondo occidentale, la sua grande incidenza tra la popolazione ne fa uno dei maggiori problemi del paese, anche tra i giovani. Sion Sono apre il nuovo millennio con una delle sue opere più conosciute, un film sull’alienazione che trasforma però il suicidio da gesto intimo e doloroso a cerimoniale collettivo, vissuto addirittura con gioia Continua a leggere

Dillinger È Morto

dillingeremortodi Marco Ferreri (Italia, 1969)

L’alienazione, per come la intendiamo oggi, spesso è riferita ai nostri comportamenti all’interno di una società ipertecnologica dominata da internet e dai social network. Ma questo senso di estraneità è sempre esistito, in qualsiasi epoca e a qualsiasi livello, un isolazionismo in molti casi inconsapevole che il cinema italiano ci ha raccontato con classe e Continua a leggere