Village Of Doom

di Noboru Tanaka (Giappone, 1983)

Nel lontano 1938, in un villaggio rurale vicino a Tsuyama (Giappone), un giovane uccise trenta persone (inclusa sua nonna) utilizzando un fucile, una katana e un’ascia, prima di togliersi la vita con un colpo al petto. Questa terribile vicenda rappresenta ancora oggi la più grande strage compiuta da un singolo uomo in terra nipponica: Tsuyama Jiken Continua a leggere

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Apples

di Christos Nikou (Grecia/Polonia/Slovenia, 2020)

Se è vero che Christos Nikou (qui esordiente) ha mosso i suoi primi passi come assistente alla regia per “Dogtooth” (2009) di Yorgos Lanthimos, non sono poi così tanti i punti in comune tra i due registi: “Apples” infatti prende decisamente le distanze da quel cinismo weird che ha fatto grandi molte opere della new wave ellenica, scegliendo invece un Continua a leggere

Fried Barry

di Ryan Kruger (Sudafrica, 2020)

Tra i titoli più interessanti dell’imminente Be Afraid Horror Fest (quest’anno anche in streaming su Mymovies), dobbiamo per forza segnalare questo delirio assoluto diretto da Ryan Kruger, un film che sviluppa un’idea di base già assaporata nell’omonimo short uscito nel 2017. Sono molte le prerogative che rendono affascinante questo lungometraggio, a Continua a leggere

Funny Face

di Tim Sutton (Stati Uniti, 2020)

Dopo la virata on the road di “Donnybrook” (2018), Tim Sutton ci conduce dalla campagna alla metropoli, ridisegnando ancora una volta la geografia del (suo) cinema. “Funny Face”, già passato sugli schermi di Berlino, è appena approdato alla trentottesima edizione del Torino Film Festival, un’occasione ghiotta per vedere in anteprima la sua pellicola Continua a leggere

Vive L’Amour

vive l'amourdi Tsai Ming-Liang (Taiwan, 1994)

Nel 1994 il Leone d’Oro della celebre rassegna veneziana viene assegnato ex aequo a due pellicole: “Prima Della Pioggia” del macedone Milcho Manchevski e “Vive L’Amour” del regista malese naturalizzato taiwanese Tsai Ming-Liang. La scelta di premiare quest’ultimo si rivela alquanto audace, alla luce del linguaggio estetico molto minimale del film, un prodotto amato ma allo stesso tempo anche Continua a leggere

Pulse

pulsedi Kiyoshi Kurosawa (Giappone, 2001)

La doppietta composta da “Cure” (1997) e “Pulse – Kairo” (2001) ha permesso a un regista come Kiyoshi Kurosawa di codificare definitivamente il suo percorso artistico, associato in maniera un po’ riduttiva alla corrente J-horror che imperversava durante quegli anni in Giappone. Se infatti il rapporto tra Kurosawa e questo tipo di pellicole è storicamente indiscutibile, è anche vero che Continua a leggere

Arrebato

arrebatodi Iván Zulueta (Spagna, 1979)

Uno dei registi maledetti del cinema spagnolo è stato sicuramente Iván Zulueta, una meteora che in patria ha lasciato un segno indelebile proprio con “Arrebato”. La dipendenza dall’eroina e altri problemi di natura personale non hanno permesso al suo talento di esplodere, oltre al fatto che in pochi, nel 2009, si sono ricordati di omaggiare la sua scomparsa. “Arrebato” non solo è un film fuori Continua a leggere

La Chiamavano Bilbao

bilbaodi Bigas Luna (Spagna, 1978)

Troppo spesso in Italia il nome di Bigas Luna (sottovalutato regista catalano scomparso nel 2013) viene accostato con superficialità alle sue pellicole erotiche da scoop giornalistico, impossibile non citare il controverso “Le Età Di Lulù” (1990) con una sensuale ma sprecata Francesca Neri o l’insulso “Bambola” (1996) con protagonista la showgirl Valeria Marini (e la Continua a leggere

Carnival Of Souls

carnival of-soulsdi Herk Harvey (Stati Uniti, 1962)

“Carnival Of Souls” è un fulgido esempio di coraggio e innovazione. Nel 1962 il cinema horror europeo ha due modelli di riferimento importanti, il filone gotico in Italia e le pellicole della Hammer nel Regno Unito, mentre sull’altra sponda dell’oceano dominano i thriller e bisogna attendere qualche anno per la vera esplosione del genere nella sua accezione più pura. Una cosa è certa, i ghost movie Continua a leggere

Serial Rapist

serial rapistdi Kōji Wakamatsu (Giappone, 1978)

Sono talmente tante le pellicole dirette da Kōji Wakamatsu che spesso ci si sofferma solo sulla punta dell’iceberg, una manciata di titoli fondamentali (girati nella seconda metà degli anni sessanta) tra i quali ricordiamo “Embrione” (1966), “Angeli Violati” (1967), “Violent Virgin” (1969) e “Su Su Per La Seconda Volta Vergine” (1969). Poi c’è anche un Wakamatsu minore ma non per Continua a leggere