Io Sono Nessuno

di Ilya Naishuller (Stati Uniti, 2021)

Questa volta il regista di “Hardcore Henry” (2015) non ha dovuto fare un grande sforzo, perché per “Io Sono Nessuno” (“Nobody”) gli ingredienti migliori erano già pronti sul tavolo: ci riferiamo a uno sceneggiatore come Derek Kolstad (quello di “John Wick”) e a un volto perfetto per questo tipo di cinema, quello di Bob Odenkirk, attore ormai amatissimo grazie al suo personaggio di Saul Goodman in “Breaking Bad” (e relativo spin-off “Better Call Saul”).
Qui il simpatico Odenkirk veste i panni di Hutch Mansell, un mite padre di famiglia vessato dalla routine quotidiana. Un tipo fin troppo tranquillo, soprattutto quando egli rimane inerme davanti a dei ladri che di notte irrompono all’interno della sua abitazione, pestando sotto i suoi occhi il figlio adolescente. Ecco a voi il signor nessuno, un vigliacco come tanti. Ma chi è in verità Hutch Mansell? Questo lo scopriamo più tardi, quando l’uomo affronta con disinvoltura un gruppo di malviventi al servizio della mafia russa. La rissa che si scatena all’interno di un autobus è davvero epica, tra colpi proibiti e un livello di violenza in continua escalation. Il nostro protagonista non è quindi un povero agnellino timoroso e inoffensivo, bensì un personaggio dal passato misterioso, capace persino di attirare le attenzioni di un potente boss della droga.
Non è difficile intuire dove voglia andare a parare un’opera del genere: l’approccio è quello del succitato “John Wick” e non potrebbe essere altrimenti, con in più una storia che sembra voler attingere da un film come “A History Of Violence” (2005) del grande Cronenberg. Solo che qui il pacifico (si fa per dire) Hutch Mansell si trascina dietro un’ironia spesso decisiva per le sorti della pellicola, dopotutto scegliere un attore come Odenkirk non è stata di certo una mossa casuale. C’è da dire infatti che “Io Sono Nessuno” altro non è che un fumettone action studiato appositamente per l’intrattenimento del pubblico, dunque privo di ambizioni e soprattutto privo di chissà quale plot originale. Novanta minuti che volano via in un baleno, per la gioia di chi ogni tanto ha bisogno di staccare la spina dal cinema più impegnato.
C’è anche da sottolineare un utilizzo intelligente della CGI: qui di sangue ne scorre parecchio ma gli effetti sono dosati senza alcuna esagerazione, onde evitare lo sconfinamento nel cattivo gusto (oltre che nel trash gratuito). Una confezione dunque più che discreta, una piacevole colonna sonora e un protagonista che già dall’immagine della locandina lascia presagire grandi cose. Adrenalina a buon mercato, ma terribilmente efficace.

(Paolo Chemnitz)

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