Brutal

brutaldi Takashi Hirose (Giappone, 2018)

Sono sempre sul pezzo quelli dell’Unearthed Films, non solo quando si tratta di distribuire qualche oscura gemma dell’underground estremo americano. Questa volta infatti abbiamo pescato una loro recente uscita home video proveniente dal Giappone, “Brutal”, un titolo che sembra una vera e propria dichiarazione di intenti. Dietro la telecamera c’è il debuttante Takashi Hirose, autore anche dello script.
Il film (il minutaggio non arriva neppure a settanta minuti) è diviso in tre segmenti ben distinti: nel primo osserviamo un uomo uccidere nei modi più disparati alcune ragazze segregate nella sua abitazione. Di lui non sappiamo nulla, è solo un personaggio bruttino e grassottello che trasforma le sue pulsioni di odio in becero sadismo connotato da una forte componente misogina. Un pugno nello stomaco difficile da mandare giù, nonostante un accompagnamento musicale tutt’altro che azzeccato. Nel frammento successivo è invece una donna ad ammazzare gli uomini, in questo caso però Takashi Hirose lascia maggior spazio all’approfondimento psicologico della protagonista, soffocata dalla solitudine e da un esistenzialismo senza via di uscita. In entrambi i casi c’è un accanimento nei confronti dell’apparato genitale di alcune vittime, un azzeramento della sessualità che torna con prepotenza nelle immagini conclusive dell’opera, poiché il terzo e ultimo episodio di “Brutal” mette in contatto i due personaggi principali come in un melodramma weird dalle tinte più amare e crudeli.
Non è facile di questi tempi trovare l’anima gemella, soprattutto in Giappone, dove la percentuale dei single è in continua crescita: ne sanno qualcosa questi due alienati sociali costretti a uccidere per selezionare, un percorso di sangue che concede poco o nulla alla narrazione ma che intrattiene e colpisce duro per un’ora abbondante, grazie anche agli ottimi effetti che tanto hanno da offrire agli splatter maniaci.
Al regista nipponico possiamo rimproverare ben poco (forse l’uso eccessivo dei primi piani alla lunga risulta superfluo e stucchevole), nel complesso “Brutal” è comunque una pellicola d’esordio di sicuro impatto capace di portarsi al di là delle apparenze, poiché attraverso queste immagini cariche di violenza non è difficile avvertire un malessere generale, un senso di spaesamento, un vuoto in cui sembra sprofondare un’intera nazione. L’assenza di amore è qualcosa di brutale.

3,5

(Paolo Chemnitz)

brutal_

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