The Brain

di Ed Hunt (Canada, 1988)

“The Brain” è un b-movie che funziona. Potrà sembrare ingenuo e datato quanto vi pare, ma ha dalla sua una storia divertente, una serie di facce giuste (l’unica davvero conosciuta è quella di David Gale, già visto tre anni prima in “Re-Animator”) e una tematica di fondo tutt’altro che banale e superficiale. Non a caso, tra gli appassionati di cinema sci-fi/horror, questo è un titolo che viene spesso ricordato con piacere.
Nel 1988, le persone sono attaccate morbosamente agli schermi televisivi, in particolare a un programma (chiamato in maniera beffarda Independent Thinkers) presentato da una sorta di guru capace di manipolare gli spettatori a loro insaputa (Gale è il Dottor Blakely). Con l’ausilio di un organismo alieno la cui forma è simile a quella di un orribile cervellone (The Brain sembra una polpetta gigante, ma ci piace proprio per questo!), l’uomo riesce a plagiare chiunque, controllandone la mente attraverso una serie di allucinazioni indotte (“with its increased size, the brain waves we’re sending out can be even stronger. We’ll be reaching a wider audience. Soon, it will be thinking for all those morons out there”). Jim Majelewski, uno studente liceale piuttosto vivace, presto si ritrova faccia a faccia con questa inquietante realtà tecnologica, in attesa di un’inevitabile quanto movimentata resa dei conti.
Questa produzione canadese si infila sulla scia di tante altre pellicole provenienti dagli anni ottanta incentrate su una forte critica nei confronti dei mass-media: Ed Hunt non aveva di certo i mezzi e le capacità per dirigere un nuovo “Videodrome” (1983), ma le sue intenzioni qui parlano chiaro. Bastano dunque pochi personaggi, una creatura abbastanza schifosa e qualche scena degna di nota per centrare il bersaglio, senza per forza dover compiere il passo più lungo della gamba.
Se solitamente in molte opere horror degli 80s i giovani vengono caratterizzati in maniera piuttosto dozzinale (negli slasher sono degli idioti o poco ci manca), con “The Brain” assistiamo a qualcosa di diverso, poiché di Jim risalta soprattutto la sua intelligenza (è un ragazzo problematico, ma a scuola è tra i migliori). Chissà, forse Ed Hunt ha voluto lanciare un segnale di speranza nei confronti delle nuove generazioni dell’epoca (in confronto a un branco di genitori bigotti e creduloni), pur non potendo immaginare che un giorno la televisione sarebbe stata soppiantata dai social network o dalle piattaforme streaming. Sta di fatto che fin dalle prime battute, c’è una mamma attaccata alla tv e una figlia che invece diffida da quel volto viscido intenzionato a puntare il dito contro l’alienazione giovanile. “The Brain” ci insegna per l’appunto che è meglio essere alienati che lobotomizzati.

(Paolo Chemnitz)

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