Vacancy

vacancydi Nimród Antal (Stati Uniti, 2007)

Americano di nascita ma ungherese di origine, Nimród Antal (classe 1973) è finito nel giro di poco tempo dalle luci della ribalta al dimenticatoio, nonostante la recente collaborazione con i Metallica (il film “Through The Never”) e un come back sulle sponde del Danubio con “A Viszkis” (2017). Tornando alle origini della sua carriera, in seguito al successo di “Kontroll” (2003) – primo film magiaro finito a Cannes dopo vent’anni di digiuno – Antal ha avuto la grande occasione grazie a una manciata di produzioni statunitensi destinate (anche) al pubblico mainstream, ci riferiamo soprattutto a “Vacancy” (di cui esiste persino un trascurabile prequel realizzato nel 2008) e al traballante “Predators” (2010), l’ultimo gradino di un’escalation che si è poi inesorabilmente arrestata.
Kate Beckinsal e Luke Wilson interpretano rispettivamente Amy Fox e David Fox, una coppia costretta a trovare un posto in cui pernottare a causa di un guasto alla loro auto. Non c’è niente là attorno, a parte un piccolo motel isolato: una volta presa una camera, Amy e David iniziano a sentire degli strani rumori provenienti da una stanza adiacente (“the asshole in the room right beside us keeps banging on the walls and won’t stop. You got any ideas?”), ma rassicurati dall’ambiguo proprietario del motel, i due rientrano nell’alloggio sperando di trascorrere una nottata tranquilla. Poco dopo però il protagonista scopre l’esistenza di alcune videocassette dal contenuto raccapricciante, basta visionarne una per capire che proprio in quella camera qualcuno ha girato uno snuff movie, massacrando alcune vittime ospiti della struttura. La coppia si accorge anche di essere spiata da una serie di telecamere nascoste, l’ennesimo indizio che pone Amy e David davanti a un pericolo imminente. La fuga diventa così l’unico modo per evitare una morte certa.
Quanti stereotipi in “Vacancy”: la coppia litigiosa, la macchina in panne, il motel, i soliti individui poco rassicuranti, un frullato (qui per nulla disprezzabile) che rievoca quell’immaginario presente sia in Hitchcock (“Psycho”) che in Hooper (“Quel Motel Vicino Alla Palude”). Antal lavora soprattutto sulla tensione, evitando di indugiare sulla violenza gratuita in favore di un approccio alquanto sinistro e inquietante (i filmini contenuti nelle videocassette, il cunicolo nascosto, gli stessi aguzzini). Più che un horror, “Vacancy” è un thriller a tutti gli effetti.
Un finale commerciale e poco convincente ridimensiona purtroppo le tante buone intuizioni viste fino a quel momento, relegando “Vacancy” in quel limbo in cui galleggiano molti film discreti che difficilmente riescono a ingranare la fatidica marcia in più. Colpa delle sirene hollywoodiane, anche perché un prodotto del genere, girato con una piena libertà artistica (come accadeva ai tanti horror francesi usciti in quel periodo), avrebbe garantito ben altri risultati. Dategli comunque una chance, è una pellicola i cui meccanismi funzionano abbastanza bene.

3

(Paolo Chemnitz)

vacancy1

One thought on “Vacancy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...