Bajo La Rosa

bajo la rosadi Josué Ramos (Spagna, 2017)

Ciclicamente la Spagna riesce a produrre validi thriller (con elementi horror) sfruttando una manciata di attori e una location essenziale, senza ricorrere a budget importanti: film come “Secuestrados” (2010) o il più recente “Musarañas” (2014) testimoniano quanto scritto, grazie a una messa in scena semplice ma efficace e a una storyline accattivante e per certi versi sorprendente.
Con “Bajo La Rosa” finiamo ancora una volta rinchiusi all’interno delle mura domestiche, con le vicende che in questo caso prendono il via dal misterioso rapimento di una bambina: Sara (dieci anni) sparisce poco prima di entrare a scuola (forse è scappata di casa dopo un diverbio mattutino con la madre Julia), tempo però un paio di giorni e gli eventi prendono una piega inaspettata. La famiglia (composta anche dal figlio maggiore Alex e da Oliver, un padre premuroso quasi sosia di Fabio Capello) riceve infatti una lettera dal rapitore della piccola, il quale poco dopo si presenta di notte nell’appartamento mettendo letteralmente in ginocchio la dignità dei tre malcapitati. Con le indagini della polizia che restano praticamente sullo sfondo (eccetto nella parte iniziale), “Bajo La Rosa” dopo circa trenta minuti devia in un sadico gioco al massacro: sviscerare altri particolari della trama toglierebbe troppo sale allo sviluppo del film, perciò mi limiterò a rivelare soltanto qualche piccolo indizio che si manifesta col il procedere della storia.
Josué Ramos scrive e dirige in maniera molto lineare una pellicola capace a tratti di disturbare lo spettatore. Alcuni passaggi dell’opera colpiscono come un pugno nello stomaco (la sequenza dei denti, il finale stesso), al contrario di qualche forzatura assolutamente evitabile (la scena del pompino sfocia nel ridicolo), ma nel complesso “Bajo La Rosa” si dimostra capace di tenerci incollati allo schermo per cento minuti, in un turbine vorticoso di violenza psicologica, legge del taglione e tortura fisica (“ho visto come fare in un documentario su Guantanamo”). Il merito va anche attribuito agli attori (bravissimo il magnetico uomo in nero Ramiro Blas) e alla continua tensione narrativa che cresce inesorabilmente con il trascorrere della notte, fino al tragico e tutt’altro che scontato epilogo.
A cosa si riferisce allora il titolo “Bajo La Rosa”? Questo fiore simbolicamente è connesso con il segreto: nei culti dedicati a Dioniso si utilizzavano delle rose poiché si pensava che fossero in grado di alleviare gli effetti dell’ebbrezza (in modo tale che gli ubriachi non potessero rivelare i loro segreti), ma anche durante il Medioevo i confessionali erano adornati da una rosa con cinque petali accompagnata dall’iscrizione sub rosae, a testimoniare la discrezione e il silenzio. Proprio attraverso i segreti Josué Ramos distrugge la famiglia borghese, penetrando fino al cuore del marciume e mettendo alla gogna tutti i suoi componenti. Un thriller assolutamente degno di visione.

4

(Paolo Chemnitz)

bajo la rosa pic

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2 thoughts on “Bajo La Rosa

  1. Grazzieee tantissime per la tus crítica dal mío lavoro. Abbiamo fatto questo film con pasione e non molto di piu. Sensa soldi. Sensa produzzione. Una buona idea e sensa libro. Josué solo parlaba con ogni noi separati di loro e diceva cosa potreve sucedere. Sensa sapere niente. Tutto improviso. Sensa sapere il finale del film. Un giocco meraviglioso che mai sí ha fatto in questa industria. Perfecto quelo ti ringrazzio tantissimo le tue parole. Ok uomo di Nero.

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