Vinterbrødre

di Hlynur Pálmason (Islanda/Danimarca, 2017)

Non è la prima volta che il cinema islandese ci parla di disadattati: era già accaduto con alcuni film diretti da Dagur Kári, dall’ottimo “Nói Albinói” (2003) fino al più recente “Virgin Mountain” (2015), anche se gli esempi non si fermano affatto qui. Oggi invece è il turno di Hlynur Pálmason (regista e sceneggiatore), il cui primo lungometraggio nasce in Continua a leggere

Tragedy Girls

di Tyler MacIntyre (Stati Uniti, 2017)

Esistono anche i film antipatici. Non sono necessariamente brutti, ma si impegnano fino in fondo per farsi detestare sotto ogni aspetto possibile: “Tragedy Girls” è uno di questi, al di là della sua ottima confezione studiata appositamente per attirare un pubblico di aspiranti bimbiminkia di età compresa tra i tredici e i diciannove anni. Se per Continua a leggere

O Animal Cordial

di Gabriela Amaral (Brasile, 2017)

Da molti anni a questa parte, il cinema di confine centro-sudamericano è in pieno fermento: c’è tanta passione, ci sono buone idee ma soprattutto ci sono dei registi (anche esordienti) che riescono ad ottenere risultati importanti con budget minimi. Da oggi possiamo aggiungere alla lista dei promossi pure la brasiliana Gabriela Amaral (classe 1980), artefice di Continua a leggere

Cicha Noc

di Piotr Domalewski (Polonia, 2017)

Non fatevi ingannare dalla banale locandina, “Cicha Noc” (notte silenziosa) non è affatto una commedia natalizia, bensì uno spietato dramma familiare di quelli che fanno masticare amaro. Per il polacco Piotr Domalewski si tratta di un esordio con i fiocchi (in patria il film ha ottenuto importanti riconoscimenti), un successo poi bissato di recente con Continua a leggere

Wrath Of Silence

di Yukun Xin (Cina, 2017)

Quando il cinema cinese si spinge a nord (le zone settentrionali dello Shanxi ma soprattutto la regione autonoma della Mongolia Interna), c’è poco da stare allegri: miniere, corruzione, sfruttamento del lavoro e luoghi spesso brulli e desolati, è questa la cornice dentro la quale prendono forma delle storie quotidiane cariche di rabbia e di disperazione. Lo Continua a leggere

Satan’s Slaves

di Joko Anwar (Indonesia, 2017)

Forte di una discreta esperienza alle spalle, nel 2017 Joko Anwar alza decisamente l’asticella mettendosi in gioco con il remake di un celebre horror indonesiano, “Pengabdi Setan” (“Satan’s Slaves” per l’appunto), pellicola originariamente diretta nel 1982 da Sisworo Gautama Putra. Il soggetto resta immutato ma Joko Anwar (che sognava di girare questo Continua a leggere

Matar A Dios

di Caye Casas e Albert Pintó (Spagna/Francia, 2017)

Dio esiste? Si può uccidere? Ma soprattutto, se davvero fosse un uomo in carne e ossa, sarebbe un infame nano barbuto che beve vino come se non ci fosse un domani? “Matar A Dios” (“Killing God” per il mercato internazionale) non risponde quasi a nessuna di queste domande, però prova a scherzarci sopra buttando nella mischia una tonnellata di black humour e Continua a leggere

Dhogs

di Andrés Goteira (Spagna, 2017)

Se oggi i giovani registi spagnoli ci riescono, quelli italiani sembra invece che abbiano paura di provarci. Non è necessario dirigere un capolavoro o chissà quale pellicola da tramandare ai posteri, perché l’importante è saper osare, rischiando anche di fare il passo più lungo della gamba. Andrés Goteira (qui al suo debutto) probabilmente è andato oltre le sue Continua a leggere

Tower. A Bright Day

di Jagoda Szelc (Polonia/Repubblica Ceca, 2017) 

Tra le nuove generazioni di registe polacche, il nome di Jagoda Szelc (classe 1984) è sicuramente tra i più interessanti. “Tower. A Bright Day” (“Wieza. Jasny Dzien”), il suo primo lungometraggio, non lascia infatti indifferenti, perché si tratta di un lavoro alquanto originale che rispecchia l’attuale situazione socio-politica che sta vivendo la Polonia Continua a leggere

Kyrsyä

di Roope Olenius (Finlandia, 2017)

Il cinema finlandese, già abbastanza straniante nelle sue opere più celebrate (pensiamo ai film di Aki Kaurismäki), ribadisce quanto detto anche nei suoi titoli più underground, in questo caso ai confini dell’horror. Un approccio nel quale la drammaticità degli eventi viene sottilmente sfumata da una tagliente ironia di fondo, all’interno di un contesto spesso Continua a leggere