The Omen

the omendi Richard Donner (UK/Stati Uniti, 1976)

Il fascino di “The Omen” non tramonta mai. Ovviamente ci riferiamo al primo film della serie, poi continuata con il discreto “La Maledizione Di Damien” (1978) e il meno convincente “Conflitto Finale” (1981), a cui dobbiamo aggiungere per dovere di cronaca il mediocre prodotto televisivo “Omen IV: Presagio Infernale” del 1991 e un omonimo remake del titolo originale uscito in pompa magna il sei/sei/duemilasei!!!
L’incipit si svolge a Roma, dove riusciamo a scorgere la zona del quartiere Coppedè, utilizzata anche da Francesco Barilli per “Il Profumo Della Signora In Nero” (1974) e da Dario Argento per il suo “Inferno” (1980). Ed è proprio nella capitale che Robert Thorn (Gregory Peck), un diplomatico statunitense, riceve la notizia che suo figlio è nato morto. Alcuni prelati che gestiscono l’ospedale suggeriscono all’uomo di accettare la sostituzione di suo figlio con quella di un altro bambino nato contemporaneamente al suo, la cui madre (donna senza famiglia e sconosciuta) è appena morta di parto. Thorn, ancora sconvolto dalla triste notizia, si lascia persuadere e senza rivelare nulla alla moglie, acconsente allo scambio. I problemi iniziano quando il diplomatico viene nominato ambasciatore e trasferito a Londra: dopo un periodo di illusoria serenità, il piccolo Damien manifesta i suoi primi turbamenti. Il giorno del suo quinto compleanno, durante una festa all’aperto, la sua bambinaia si suicida gettandosi dalla finestra con un cappio al collo (“look at me, Damien! It’s all for you”). “The Omen” (da noi conosciuto anche come “Il Presagio”) comincia a seminare una lunga scia di inquietanti accadimenti proprio quando viene palesata la vera natura del ragazzino. E’ lui l’Anticristo e non a caso emerge tra due mondi alquanto oscuri e controversi, quello della religione e quello della politica.
Il film di Richard Donner riesce a distinguersi con classe all’interno del filone demoniaco del periodo: la valida sceneggiatura avvalora una storia dilatata e misteriosa, lontana anni luce dalle impennate blasfeme viste ne “L’Esorcista” (1973). Oltre a questo, bisogna segnalare un cast molto affiatato e uno score musicale che ha fatto epoca (Jerry Goldsmith si aggiudicò l’Oscar). L’opera – spesso più vicina al thriller che all’horror – non conosce cali e riesce a concedersi persino qualche sequenza cult come quella del fotografo decapitato (un’immagine che l’attore David Warner non ha mai avuto il coraggio di rivedere sullo schermo!), ma “The Omen” è anche celebre per alcune strane vicende che sono sopraggiunte sia durante che dopo la realizzazione del film: quella più inquietante riguarda proprio il tecnico degli effetti che si occupò della scena della decapitazione. La stessa sorte infatti toccò alla sua compagna, in seguito a un incidente stradale avvenuto a poca distanza dalla cittadina di Ommen, in Olanda. Tante piccole coincidenze che hanno creato un’aura cupa e sinistra attorno alla pellicola, da sempre oggetto di grande venerazione da parte degli appassionati del genere di riferimento. Un terrore questa volta universale, disseminato ovunque sulla Terra e perciò lontano dalle stanze indemoniate di William Friedkin o dai condomìni satanici di Roman Polanski. Il Male alla conquista del mondo, memorabile.

5

(Paolo Chemnitz)

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