Inferno

infernodi Dario Argento (Italia, 1980)

Pochi giorni fa, al Festival di Cannes, un John Carpenter in forma smagliante ha raccontato ai giornalisti la sua prima esperienza con “Inferno” di Dario Argento (“che libertà ha quest’uomo di fare questa follia? Voglio anche io quella libertà”). Un desiderio all’epoca assolutamente giustificato, poiché nel 1980 era difficile immaginare un nuovo film di Dario Argento capace di spingersi oltre il già coraggioso “Suspiria” (1977). “Inferno” diventa così l’apice barocco e visionario del regista, un lavoro figlio della lezione di Mario Bava (presente sul set nelle vesti di aiuto regista non accreditato) e di una naturale predilezione per l’estro creativo dietro la mdp, un talento questa volta irrazionale, dionisiaco, sfuggente e inafferrabile.
“Inferno” è il secondo capitolo della trilogia delle tre madri, un trittico poi chiuso di recente con il flop “La Terza Madre” (2007). Questa volta i riflettori sono puntati sulla più crudele delle tre, Mater Tenebrarum, la cui dimora è a New York: Rose Elliot (Irene Miracle) scopre di vivere nella sua casa maledetta dopo aver letto un libro scritto da un architetto alchimista di nome Emilio Varelli, di cui si sono perse le tracce. Impaurita da queste ricerche, Rose contatta il fratello Mark (Leigh McCloskey), momentaneamente a Roma per studiare musica. Quando gli indizi cominciano ad accumularsi, un assassino entra in gioco mettendo in pericolo la vita dei protagonisti e uccidendo senza pietà chiunque possa acquisire informazioni sul mistero che aleggia attorno a quell’edificio.
tumblr_nbdspoQ9qo1qmwicro6_500I personaggi presenti in “Inferno” non hanno una grande importanza, al contrario di quanto accaduto in altre pellicole del regista romano. Questo insieme di individui (nel cast segnaliamo anche la presenza di Eleonora Giorgi, Alida Valli, Daria Nicolodi e Gabriele Lavia) viene fagocitato dall’essenza stessa del film, dalle imponenti scenografie e da una tumultuosa messa in scena che permea ogni fotogramma di oscuri significati. Non a caso “Inferno” si può definire un horror alchemico, girato in parte nel sempre affascinante quartiere Coppedè di Roma, in realtà una piazza circondata da una serie di palazzi e villette in cui appaiono misteriose simbologie. La libertà del regista si può ricercare proprio nel voler tramortire lo spettatore colpendolo con violenza sia attraverso le immagini (le sgargianti luci rosse e blu penetrano la vista come una coltellata negli occhi) che per mezzo di una brutalità improvvisa, alimentata da una serie di omicidi molto cruenti. Impossibile poi non menzionare la solenne e gotica colonna sonora curata da Keith Emerson, il quale non ci fa assolutamente rimpiangere i Goblin.
Pur rinunciando a una narrazione coerente e compiuta (una scelta che annulla quasi completamente la tensione), “Inferno” si rivela un labirinto che di volta in volta riesce a sorprenderci alle spalle, fino a quell’epilogo che rappresenta forse l’unico punto debole della pellicola. Tutto il resto infatti è una gioia per chi è seduto davanti allo schermo, soprattutto per quei fan che ritengono “Inferno” il vero capolavoro di Dario Argento. Un capolavoro visionario senza ombra di dubbio, solo un buon film se dobbiamo affidarci a un giudizio globale più equilibrato e oggettivo.

4

(Paolo Chemnitz)

inf

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One thought on “Inferno

  1. Capolavorissimo del darione nazionale.
    Cosa sia capitato dopo opera è difficile da capire
    L’uccello dalle piume di cristallo 7
    Il gatto a nove code 6,5
    4 mosche di velluto grigio 8
    Le 5 giornate 5
    Profondo rosso 9,5
    Suspiria 9,5
    Inferno 8,5
    Tenebre 8
    Phenomena 7,5
    Opera 8
    Il gatto nero 5,5
    Trauma 6,5
    La sindrome di Stendhal 5
    Il fantasma dell’opera 4
    Non ho sonno 6
    Il cartaio 2
    La terza madre 3
    Giallo 3
    Dracula 3d 4
    Per la tv
    Il tram 7
    Testimone oculare 6
    Do you like Hitchcock 4,5
    Jennifer 5
    Pelts 5
    Può andare come pagella?😉

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