Il Profumo Della Signora In Nero

di Francesco Barilli (Italia, 1974) 

Per Francesco Barilli (regista, attore e sceneggiatore parmigiano classe 1943), “Il Profumo Della Signora In Nero” rappresenta il film della vita, quello che ancora oggi ricordiamo con devozione e ammirazione. Questa è un’opera che si distingue da tante altre del periodo, poiché nel 1974 non avrebbe avuto senso girare l’ennesimo derivativo italian giallo senza conoscere a fondo le regole del gioco. Barilli invece vira sul thriller tout court, sacrificando in parte la sceneggiatura per puntare sulle immagini e sulle suggestioni (e infilandosi per giunta sulla scia internazionale di Roman Polanski, il quale solo pochi anni prima ci aveva deliziato con “Rosemary’s Baby”).
Qui non c’è Mia Farrow, ma in qualche modo la bionda Mimsy Farmer ne condivide la stessa femminilità attraverso il personaggio di Silvia Hacherman, la dolce e un po’ ingenua protagonista del film. Silvia lavora assiduamente in un laboratorio di chimica ma è costretta a convivere, fin da piccola, con il trauma causato dalla morte della madre (un evento di cui lei è stata responsabile). La vita di questa donna sembra apparentemente normale, nonostante qualche litigio con il fidanzato Roberto e i soliti vicini di casa invadenti e un po’ ambigui. Tuttavia nell’aria c’è qualcosa di strano, perché Silvia ripiomba profondamente tra i suoi incubi del passato, soprattutto dopo aver ascoltato dei discorsi legati alla magia nera africana. Quando la follia si impossessa di lei, accade l’irreparabile e veniamo proiettati nei dieci minuti finali più raggelanti del cinema bis italiano.

L’unico vero limite de “Il Profumo Della Signora In Nero” è legato all’assenza di tensione psicologica, qui messa in secondo piano per fare spazio a una serie di fotogrammi studiati appositamente per ammaliare i nostri occhi: tutto ciò a partire dalla location, l’inconfondibile zona liberty del Coppedè a Roma, della quale possiamo ammirare la fontana di Piazza Mincio e uno dei palazzi più significativi di quest’area ricca di simboli(smo). Una chiara connotazione esoterica che ci riporta consapevolmente a quel cinema del complotto tanto caro a Polanski, dove una serie di individui riescono – in comune accordo – a distruggere l’esistenza di una persona, proiettandola dentro un baratro psico-fisico senza possibilità di uscita. Francesco Barilli parte da questo presupposto, per poi lavorare sulle scenografie (curatissime e sovraccariche) e sulla ricercatezza stessa del prodotto, molto più raffinato di tanti lavori contemporanei girati con meno attenzione per il gusto estetico.
Bisogna menzionare anche l’eccellente colonna sonora scritta da Nicola Piovani, un valore aggiunto che si somma alla prorompente carica rituale di questo lungometraggio, lento e ammaliante nel suo svolgimento ma destinato a sconvolgere lo spettatore attraverso delle immagini conclusive davvero malsane: con “Il Profumo Della Signora In Nero” l’orrore incontra dunque l’eleganza, in un collage visionario pregno di ottime intuizioni al di là di uno script a tratti discontinuo e segmentato. Un piccolo classico del nostro cinema di genere.

(Paolo Chemnitz)

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One thought on “Il Profumo Della Signora In Nero

  1. Film meraviglioso, macabro ,Polanskiano,che parte da repulsion e arriva a preconizzare l’inquilino del terzo piano. Scaccia più ipertiroideo che mai,mimsy farmer mai così bella. Il capolavoro di quello che assieme a lado e bazzoni è stato il più Polanskiano dei nostro registi. Da riscoprire. Magnifica recensione.

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