Ratcatcher

di Lynne Ramsay (Gran Bretagna/Francia, 1999)

Durante il 1973, un prolungato sciopero dei netturbini mise in ginocchio la città di Glasgow, costringendo la popolazione a convivere con una situazione igienica a dir poco allarmante: la regista Lynne Ramsay, originaria proprio della città scozzese, ripercorre quei momenti attraverso questo brillante esordio, un film che per certi versi potremmo accostare Continua a leggere

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Noisy Requiem

di Yoshihiko Matsui (Giappone, 1988)

Cresciuto sotto l’influenza costante del cinema di Shûji Terayama, Yoshihiko Matsui ha fatto ben poco rispetto alle sue potenzialità, praticamente quattro pellicole girate nell’arco di oltre trent’anni. La più celebre di queste è “Noisy Requiem”, un incredibile (oltre che estenuante) viaggio di due ore e mezza nei bassifondi di Osaka, città portuale tra le più importanti Continua a leggere

Something Better To Come

di Hanna Polak (Danimarca/Polonia, 2014)

Hanna Polak i reietti li conosce bene. Se infatti nel 2005 il suo potente mediometraggio “The Children Of Leningradsky” fu candidato agli Oscar nella categoria dei documentari, è con questo “Something Better To Come” che per lei è arrivata la definitiva consacrazione su scala internazionale (con numerosi premi ricevuti in giro per il mondo). Questo lavoro Continua a leggere

Otac

di Srdan Golubovic (Serbia/Francia/Germania, 2020)

Dopo aver ottenuto una serie di riconoscimenti in giro per il mondo (tra cui un premio a Berlino), “Otac – Father” è sbarcato al Trieste Film Festival e si appresta a lasciare un segno profondo non solo all’interno del cinema balcanico, ma anche in prospettiva internazionale. Ispirandosi a una storia vera, il regista Srdan Golubovic è riuscito ad amalgamare Continua a leggere

I Figli Della Violenza

i figli della violenzadi Luis Buñuel (Messico, 1950)

Questo film, basato sull’esperienza della vita reale, non è ottimista e lascia la soluzione del problema alle forze del progresso dei nostri tempi”. Noi conosciamo molto bene Luis Buñuel come esponente di punta del cinema surrealista, ma raramente lo citiamo per le sue curiose incursioni di scuola neorealista, sviluppatesi sul finire degli anni quaranta dopo un periodo di permanenza forzata in Continua a leggere

Somos Lo Que Hay

somosdi Jorge Michel Grau (Messico, 2010)

Quando nel 2013 è uscito “We Are What We Are”, remake americano di “Somos Lo Que Hay”, ci siamo chiesti che cosa avesse avuto di così speciale la pellicola di Jorge Michel Grau per catturare l’attenzione dei vicini statunitensi. La risposta è una: il soggetto. In realtà quello in esame non è affatto un prodotto imprescindibile, se escludiamo appunto l’idea di fondo, una potente metafora sociale che Continua a leggere

Tungsten

tungstendi Giorgos Georgopoulos (Grecia, 2011)

La crisi economica che ha flagellato la Grecia ha lasciato il segno, pure nel cinema. Lontano dalle derive surreali di Yorgos Lanthimos o dagli affondi grotteschi di Athina Rachel Tsangari, queste pellicole hanno toccato con mano il grande disagio che ha colpito le fasce più deboli della popolazione locale ma anche la borghesia stessa, frustrata e incapace di ritrovare una propria identità all’interno del tessuto Continua a leggere

Pixote, La Legge Del Più Debole

pixotedi Héctor Babenco (Brasile, 1981)

Héctor Eduardo Babenco è scomparso nel 2016 all’età di settant’anni, dopo una lunga carriera in giro per il mondo senza un punto di riferimento costante (ricordiamo le sue origini argentine, poi il trasferimento in Europa e poi ancora le esperienze in Brasile e negli Stati Uniti). Un regista che spesso ha messo sullo schermo un cinema dei poveri e degli emarginati, influenzato dal neorealismo Continua a leggere