Speak No Evil

di Christian Tafdrup (Danimarca/Paesi Bassi, 2022)

Dopo essere approdato lo scorso inverno sugli schermi del Sundance Festival, “Speak No Evil” ha cominciato a far parlare di sé anche dalle nostre parti, grazie a un intenso passaparola tra i cultori del genere: aspettative piuttosto alte dunque, deluse solo in parte da qualche forzatura eccessiva nello sviluppo della trama. Nulla di compromettente però Continua a leggere

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Vinterbrødre

di Hlynur Pálmason (Islanda/Danimarca, 2017)

Non è la prima volta che il cinema islandese ci parla di disadattati: era già accaduto con alcuni film diretti da Dagur Kári, dall’ottimo “Nói Albinói” (2003) fino al più recente “Virgin Mountain” (2015), anche se gli esempi non si fermano affatto qui. Oggi invece è il turno di Hlynur Pálmason (regista e sceneggiatore), il cui primo lungometraggio nasce in Continua a leggere

Valhalla Rising

di Nicolas Winding Refn (Danimarca/Gran Bretagna, 2009)

A un anno di distanza dalla consacrazione raggiunta con l’istrionico e chiassoso biopic “Bronson” (2008), Nicolas Winding Refn evita di battere su quel ferro ancora caldo, cambiando completamente le carte in tavola. Nasce così “Valhalla Rising”, un esperimento mistico ed ermetico incapace di accontentare un pubblico mainstream all’epoca ingannato da chi Continua a leggere

Breeder

di Jens Dahl (Danimarca, 2020)

Se una volta per ringiovanire bastava affidarsi ai ravioli speciali della zia Mei (“Dumplings” è un cult movie imperdibile), oggi le tecniche di biohacking lasciano spazio a qualcosa di realmente indefinito, dove non è facile distinguere il confine tra progresso scientifico e auto-sperimentazione. “Breeder” parte proprio da questa ambiguità, spingendo tali Continua a leggere

Dies Irae

di Carl Theodor Dreyer (Danimarca, 1943)

Durante l’occupazione nazista della Danimarca, Carl Theodor Dreyer gira uno dei suoi film più importanti, un dramma ambientato nel 1623 in una piccola comunità rurale danese. L’opera non solo mette in mostra l’esemplare linguaggio estetico del regista, ma ci permette anche di toccare con mano delle tematiche il cui sviluppo diventerà fondamentale Continua a leggere

The Sinful Dwarf

di Vidal Raski (Danimarca, 1973) 

Ai fautori nonché ai cultori del cinema exploitation non è mai mancata la fantasia, ecco perché qualcuno (molto prima di noi) si è preso persino la briga di coniare il termine dwarfploitation per dare un significato ancora più specifico a questo tipo di pellicole. Quelle dove i protagonisti sono dei nani, meglio se infami. In realtà in “The Sinful Dwarf” Continua a leggere

Shorta

di Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm (Danimarca, 2020)

Fu grazie a un regista all’epoca sconosciuto come Nicolas Winding Refn che il filone crime danese cominciò a far parlare di sé al di fuori dei confini nazionali. Era infatti il 1996 quando Refn realizzò il primo grezzo capitolo di “Pusher”, un esordio importante per una trilogia di successo poi culminata con il conclusivo “Pusher 3 – L’Angelo Della Morte” del 2005. Questa Continua a leggere

Daisy Diamond

di Simon Staho (Danimarca, 2007)

I due film più conosciuti e apprezzati del danese Simon Staho hanno in comune più di un tragico elemento: la morte, la rinuncia, il fallimento, l’incomunicabilità, l’autoflagellazione. Se “Day And Night” (2004) è uno straziante conto alla rovescia in cui viene rivelato subito l’epilogo, “Daisy Diamond” ne è quasi la sua parte complementare Continua a leggere

Mørke

di Jannik Johansen (Danimarca, 2005)

Da tempo il cinema danese è una realtà consolidata su più livelli, a cominciare da quei registi di fama internazionale che continuano a sfornare ottimi film a ripetizione (l’ultimo dei quali è “Another Round” di Thomas Vinterberg, vincitore dell’Oscar come migliore pellicola straniera). Se però scendiamo di un paio di gradini, troviamo una serie di prodotti poco Continua a leggere

Melancholia

di Lars Von Trier (Danimarca/Svezia/Francia/Germania, 2011)

In un periodo storico di pandemie e di incertezze globali, la vita per i fobici e per gli ipocondriaci non deve essere affatto semplice: chiedere a Lars Von Trier, un personaggio sui generis anche per via delle sue costanti paure quotidiane. Inoltre il regista danese ha sofferto di depressione per lungo tempo, ma questo è un altro discorso, non a caso proprio Continua a leggere