Saint-Narcisse

di Bruce LaBruce (Canada, 2020)

Uno dei nomi più gettonati all’interno del circuito cinematografico LGBT è quello del canadese Bruce LaBruce, un artista a trecentosessanta gradi già noto durante gli anni ottanta per essere stato tra i promotori del movimento queercore (ovvero queer di ispirazione punk). Con alcune delle sue ultime pellicole, LaBruce sembra aver imboccato una Continua a leggere

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Benedetta

di Paul Verhoeven (Francia/Belgio/Paesi Bassi, 2021)

Benedetto sia Paul Verhoeven. Oggi ottantatreenne, eppure sempre in splendida forma quando si tratta di sbatterci in faccia la sua idea di cinema. Sono trascorsi cinque anni dal suo ultimo lavoro (il magnifico “Elle”), un periodo in cui il regista di Amsterdam ha sviluppato almeno tre progetti, fino a sceglierne uno in accordo con la produzione Continua a leggere

Viridiana

di Luis Buñuel (Spagna/Messico, 1961)

Oltre a essere considerato uno dei migliori film diretti da Luis Buñuel, “Viridiana” è anche una delle sue pellicole più censurate e controverse: ci troviamo nel 1961 e contemporaneamente alla vittoria al Festival di Cannes, l’opera viene ritenuta sacrilega e blasfema dall’Osservatore Romano. Una voce che giunge in un attimo al regime franchista spagnolo Continua a leggere

Suzanne Simonin, La Religieuse De Diderot

di Jacques Rivette (Francia, 1966)

“Suzanne Simonin, La Religieuse De Diderot” non ha avuto vita facile in patria: il lungometraggio viene infatti censurato nel 1966 per i suoi presunti contenuti anticlericali, per poi essere rimesso in circolazione l’anno successivo, quando l’opera finalmente approda al Festival di Cannes. Jean-Luc Godard, all’epoca sposato con la protagonista del film (una giovane e Continua a leggere

Magdalene

magdalenedi Peter Mullan (Irlanda/Gran Bretagna, 2002)

Nel 2002 il Festival di Venezia lo vince a sorpresa lo scozzese Peter Mullan con “Magdalene” (“The Magdalene Sisters”), un dramma a sua volta ispirato al documentario del 1998 “Sex In A Cold Climate”. Al centro di questo film-denuncia ci sono le famigerate Case Magdalene, una serie di istituti femminili in cui molte ragazze erano trattenute contro la loro volontà: una storia lunga oltre un Continua a leggere

L’Altro Inferno

l'altro infernodi Bruno Mattei (Italia, 1981)

Qui si fa chiamare Stefan Oblowsky ma parliamo sempre di Bruno Mattei, uno degli artigiani più celebri del cinema bis italiano. Poco importa lo pseudonimo quando la sostanza è sempre la stessa, pure se cambia il soggetto (gli zombi di “Virus”, i topi post-atomici di “Rats – Notte Di Terrore” o le suore di “L’Altro Inferno”). In questo caso Mattei tocca il versante nunsploitation girando (sempre in Continua a leggere

I Diavoli

the devilsdi Ken Russell (Gran Bretagna, 1971)

Nel lontano 1634 in una piccola cittadina francese avvenne il più famoso caso di possessione demoniaca di massa della storia. Da questi eventi è stato tratto il libro I Diavoli Di Loudun del britannico Aldous Huxley, da cui poi John Whiting si è ispirato per un dramma teatrale nel 1960. Solo un grande visionario come Ken Russell poteva riprendere in mano queste controverse vicende Continua a leggere

Häxan

haxandi Benjamin Christensen (Svezia/Danimarca, 1922)

Sono trascorsi quasi cento anni dall’uscita di “Häxan”, eppure non ho ancora visto una pellicola capace di eguagliare le incredibili atmosfere diaboliche e stregonesche presenti in questo film. Una ricostruzione minuziosa e suggestiva, all’epoca costata la bellezza di due milioni di corone svedesi (facendo una semplice proporzione Continua a leggere

Le Monache Di Sant’Arcangelo

le monache di sdi Domenico Paolella (Italia/Francia, 1973)

Dopo essersi cimentato per alcuni anni nel peplum, il veterano Domenico Paolella approda nei 70s realizzando quasi in contemporanea due film di genere conventuale, “Le Monache Di Sant’Arcangelo” e “Storia Di Una Monaca Di Clausura”, quest’ultimo (uscito nel novembre del 1973) con Catherine Spaak, Suzy Kendall e una giovanissima Eleonora Giorgi Continua a leggere

Diabeł

diabeldi Andrzej Żuławski (Polonia, 1972)

Il diavolo per Andrzej Żuławski è il caos, è la guerra, è un’apocalisse che stravolge l’esistenza dell’individuo, è un uomo nerovestito viscido e ingannatore ma è anche uno stato oppressore che trascina verso il baratro i suoi cittadini. Niente a che vedere quindi con caproni e possessioni e neppure con “I Diavolirusselliani dell’anno precedente. “Diabeł” è un male trasversale, un vero Continua a leggere