Wolf Hunter

di Shawn Linden (Canada/Stati Uniti, 2020)

Questa produzione nordamericana è uscita in edizione home video con il titolo “Wolf Hunter”, anche se sarebbe stato più coerente preservare la denominazione originale “Hunter Hunter”. In effetti, qui il lupo serve soltanto per depistare lo spettatore, perché a far paura è qualcos’altro: meglio allora un cacciatore davanti allo specchio, due volte hunter, Continua a leggere

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My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To

di Jonathan Cuartas (Stati Uniti, 2020)

Scavando a fondo nei meandri del labirintico cinema indipendente americano, è difficile rimanere delusi. Nel caso di “My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To”, primo lungometraggio diretto da Jonathan Cuartas, c’è anche la possibilità di restare sorpresi, considerando che questo horror attualizza a dovere la tematica del vampirismo facendola collimare Continua a leggere

Saint-Narcisse

di Bruce LaBruce (Canada, 2020)

Uno dei nomi più gettonati all’interno del circuito cinematografico LGBT è quello del canadese Bruce LaBruce, un artista a trecentosessanta gradi già noto durante gli anni ottanta per essere stato tra i promotori del movimento queercore (ovvero queer di ispirazione punk). Con alcune delle sue ultime pellicole, LaBruce sembra aver imboccato una Continua a leggere

Breeder

di Jens Dahl (Danimarca, 2020)

Se una volta per ringiovanire bastava affidarsi ai ravioli speciali della zia Mei (“Dumplings” è un cult movie imperdibile), oggi le tecniche di biohacking lasciano spazio a qualcosa di realmente indefinito, dove non è facile distinguere il confine tra progresso scientifico e auto-sperimentazione. “Breeder” parte proprio da questa ambiguità, spingendo tali Continua a leggere

The Night House

di David Bruckner (Stati Uniti/Gran Bretagna, 2020)

David Bruckner sta facendo strada, non a caso a lui è stata affidata la regia di “Hellraiser” (2022), un reboot al momento in fase di post-produzione su cui già si sta discutendo moltissimo (anche solo per il fatto che nel ruolo di Pinhead questa volta troveremo un’attrice!). Se con “Il Rituale” (2017) Bruckner aveva ottenuto (senza strafare) buoni risultati, il Continua a leggere

La Nuée

di Just Philippot (Francia, 2020)

Le risorse alimentari diminuiscono anno dopo anno, mentre la popolazione mondiale continua inesorabilmente a crescere: per tale motivo si parla sempre più spesso di insetti come cibo del futuro (in tanti paesi questa è già una consuetudine), dopotutto alcune specie di locuste/cavallette hanno un contenuto proteico molto più elevato rispetto a Continua a leggere

Animales Humanos

di Lex Ortega (Messico, 2020)

Se con l’infame “Atroz” (definito il più violento film messicano mai realizzato) Lex Ortega è entrato di diritto nel giro estremo che conta, il suo nuovo lungometraggio “Animales Humanos” ribadisce la sua propensione nel saper affondare per bene le unghie nel cinema di confine, anche ribaltando completamente la prospettiva sociale. Le strade Continua a leggere

Night In Paradise

di Park Hoon-Jung (Corea del Sud, 2020)

Già passato in rassegna fuori concorso al Festival di Venezia 2020 (quello per pochi intimi), “Night In Paradise” ha finalmente raggiunto un pubblico più vasto grazie all’interesse di Netflix. Dietro la macchina da presa ritroviamo una nostra vecchia conoscenza, ovvero quel Park Hoon-Jung già sceneggiatore dello straripante “I Saw The Devil” (2010) ma poi Continua a leggere

Shorta

di Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm (Danimarca, 2020)

Fu grazie a un regista all’epoca sconosciuto come Nicolas Winding Refn che il filone crime danese cominciò a far parlare di sé al di fuori dei confini nazionali. Era infatti il 1996 quando Refn realizzò il primo grezzo capitolo di “Pusher”, un esordio importante per una trilogia di successo poi culminata con il conclusivo “Pusher 3 – L’Angelo Della Morte” del 2005. Questa Continua a leggere

Nuevo Orden

di Michel Franco (Messico/Francia, 2020)

Con “Nuevo Orden” il messicano Michel Franco abbandona le tematiche intimiste dei sui lavori precedenti (pensiamo all’ottimo “Después De Lucía” o al più recente “Chronic”), abbracciando un discorso molto più ambizioso legato a doppio filo con i problemi della società contemporanea. Un approccio che al Festival di Venezia è stato decisamente apprezzato Continua a leggere