Signs

di M. Night Shyamalan (Stati Uniti, 2002)

M. Night Shyamalan è un regista che non piace a tutti, questo è assodato. Non a caso, subito dopo i suoi primi successi (da “Il Sesto Senso” a “Unbreakable”), qualcosa ha cominciato inesorabilmente a scricchiolare, al di là dei feedback positivi ricevuti sia con questo “Signs” che con il successivo “The Village” (2004), due pellicole ben al di sopra Continua a leggere

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Parla Con Lei

parla con leidi Pedro Almodóvar (Spagna, 2002)

A cavallo tra i due secoli Pedro Almodóvar realizza due tra le sue pellicole più importanti di sempre, “Tutto Su Mia Madre” (1999) e “Parla Con Lei” (2002). Se però il primo film è ancora legato a quei personaggi istrionici e sgargianti tipici del suo cinema dei 90s, è con l’opera successiva che entriamo all’interno di una dimensione più intima e misurata, un mondo pieno di ombre dove c’è spazio Continua a leggere

L’Imbalsamatore

l'imbalsamatoredi Matteo Garrone (Italia, 2002)

Anche se qualcuno se ne è accorto un po’ in ritardo (con il recente “Dogman”), non è certo una novità il fatto che Matteo Garrone sia un regista capace di trasformare in oro alcune vicende di cronaca nera accadute nel nostro paese. Era già capitato con “Primo Amore” (2004) e ancora prima con “L’Imbalsamatore”, la sua pellicola più vicina al noir nel senso stretto del termine, soprattutto per via di Continua a leggere

Oasis

oasisdi Lee Chang-Dong (Corea del Sud, 2002)

Se “Oasis” fosse stato girato a Hollywood, probabilmente sarebbe uscita fuori una delle più patetiche storie strappalacrime di sempre. Per fortuna ancora oggi nessuno ha avuto la bizzarra idea di farne un remake americano, lasciando al sempre ottimo Lee Chang-Dong l’ingrato compito di essere stato l’unico a saper maneggiare con cura una tematica così controversa, in cui l’onestà Continua a leggere

Magdalene

magdalenedi Peter Mullan (Irlanda/Gran Bretagna, 2002)

Nel 2002 il Festival di Venezia lo vince a sorpresa lo scozzese Peter Mullan con “Magdalene” (“The Magdalene Sisters”), un dramma a sua volta ispirato al documentario del 1998 “Sex In A Cold Climate”. Al centro di questo film-denuncia ci sono le famigerate Case Magdalene, una serie di istituti femminili in cui molte ragazze erano trattenute contro la loro volontà: una storia lunga oltre un Continua a leggere

28 Giorni Dopo

28di Danny Boyle (Gran Bretagna, 2002)

Scrivere una breve retrospettiva su “28 Giorni Dopo” (“28 Days Later…”) rappresenta l’occasione giusta per ribadire la differenza, a nostro avviso abissale, tra il cinema degli zombi e quello degli infetti. Da una parte gli storici film di George Romero e derivati, dall’altra una serie di pellicole in cui questi morti viventi (neppure tanto morti a dire il vero) corrono all’impazzata come cani rabbiosi. In tal Continua a leggere

Spirtokouto

MV5BZmIxNjBkZGEtYWFjNi00ZTBiLTg1NGUtNTkyNmVjOGE2ZWI5XkEyXkFqcGdeQXVyMjA2OTQyODc@._V1_SY1000_CR0,0,714,1000_AL_di Yannis Economides (Grecia, 2002)

Quella di “Spirtokouto” è un’esperienza cinematografica tra le meno rilassanti che mi siano mai capitate. Un film nevrotico, aggressivo, urticante, di quelli che portano sia gli interpreti che gli spettatori stessi al burnout. Il regista di origine cipriota Yannis Economides (qui al suo primo lungometraggio) utilizza un appartamento alla periferia di Atene come unica e sola location Continua a leggere

Sweet Sixteen

sweet sixteen 2di Ken Loach (Gran Bretagna/Germania, 2002)

“Sweet Sixteen” è un film significativo tra quelli diretti da Ken Loach, forse il più indicato per essere inserito tra queste pagine. Non si tratta certo del miglior Loach, ma il premio per la sceneggiatura a Cannes nel 2002 e una serie di dure riflessioni sul mondo giovanile britannico lo rendono ancora oggi un lavoro importante, attuale, capace di sbatterci in faccia argomenti raccontati troppo spesso con Continua a leggere

Japón

japondi Carlos Reygadas (Messico/Germania, 2002)

In attesa del suo nuovo lungometraggio (“Nuestro Tiempo”) in concorso a Venezia tra poche settimane, facciamo un grande passo indietro tornando al clamoroso debutto di Carlos Reygadas, “Japón”. Egli gira a soli trent’anni un film che potrebbe dirigere un navigato cineasta in preda ai rigurgiti esistenziali di fine carriera, eppure per il regista messicano questo lavoro rappresenta fin da Continua a leggere

Mr. Vendetta

mr. vendetta posterdi Park Chan-Wook (Corea del Sud, 2002)

Capita spesso di imbattersi nel cinefilo occasionale, quello che di solito apprezza solo un paio di registi coreani, Kim Ki-Duk e Park Chan-Wook. Il primo per “Ferro 3” (2004) e il secondo per “Oldboy” (2003), due film da lui considerati i più grandi mai realizzati in Corea (la loro importanza è indiscutibile, meno il fatto che questa valutazione rappresenti la classica ovvietà di chi conosce Continua a leggere