Rawhead Rex

di George Pavlou (Gran Bretagna/Irlanda, 1986)

A volte bisogna davvero ringraziare il destino, perché se “Rawhead Rex” fosse stato un bel film, un anno dopo Clive Barker probabilmente non si sarebbe messo al timone di “Hellraiser” (1987), il suo capolavoro. Il miracolo è avvenuto: nel giro poco tempo, siamo passati da uno dei mostri più ridicoli dell’intera storia del cinema horror a un villain tra i più Continua a leggere

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Gimme Shelter

di Hisayasu Satô (Giappone, 1986)

Verso la metà degli anni ottanta, il cinema underground giapponese aggiorna automaticamente le sue tematiche, puntando i propri riflettori sul lato oscuro di una società sempre più tecnologica e protesa verso il futuro. Il benessere e lo sviluppo da un lato, la nevrosi e la frustrazione nel rovescio della medaglia, con la famiglia (disfunzionale) spesso al Continua a leggere

Non Aprite Quella Porta – Parte 2

di Tobe Hooper (Stati Uniti, 1986)

Quando un sequel viene realizzato molto tempo dopo rispetto all’opera originaria, c’è da aspettarsi di tutto. Come nel caso di “Non Aprite Quella Porta – Parte 2”, diretto da Tobe Hooper nel 1986, un film apparso sugli schermi di un’altra epoca rispetto al capolavoro “The Texas Chainsaw Massacre” (1974). Considerando che si tratta di due decadi Continua a leggere

Sid & Nancy

di Alex Cox (Gran Bretagna, 1986)

“Sid & Nancy” è un biopic da vedere al di là della propria passione verso il punk rock e i Sex Pistols, perché questa è soprattutto una controversa storia d’amore, una delle più estreme e autodistruttive mai partorite dal mondo della musica. Quello diretto da Alex Cox non è dunque un film incentrato sulla celebre band inglese, ma è un dettagliato resoconto sul Continua a leggere

Manhunter

di Michael Mann (Stati Uniti, 1986)

Hannibal Lecktor prima di Hannibal Lecter. Eppure “Il Silenzio Degli Innocenti” (1991) lo conosce anche il panettiere sotto casa mia, al contrario di “Manhunter”, un thriller sottostimato rimasto fin troppo in ombra al cospetto di altri titoli più celebrati (persino “Red Dragon”, il remake del 2002, ha ricevuto una maggiore considerazione da parte del Continua a leggere

I Ragazzi Del Fiume

di Tim Hunter (Stati Uniti, 1986)

“I Ragazzi Del Fiume” (“River’s Edge”) è un film che ricordano in pochi, nonostante sia stato uno dei primissimi lavori capaci di rivolgere lo sguardo al disagio generazionale dei giovani americani nel cuore degli 80s. Molti anni dopo, registi del calibro di Larry Clark e Gregg Araki svilupperanno ancora meglio questi argomenti, attraverso un cinema molto Continua a leggere

Fingered

fingereddi Richard Kern (Stati Uniti, 1986)

“Fingered” rappresenta l’apice estremo e concettuale di Richard Kern, la comunione perversa e assoluta del binomio sex & violence. Ventitre minuti di totale provocazione, di meravigliosa e libera anarchia, di puro oltraggio al politicamente corretto. Il valore aggiunto è anche dato dal fatto che ci troviamo nel cuore degli 80s e non nel decennio precedente, quando invece la Continua a leggere

The Hitcher

The-Hitcher-La-lunga-strada-della-pauradi Robert Harmon (Stati Uniti, 1986)

E così ci saluta un grande attore come Rutger Hauer (1944-2019), curiosamente scomparso proprio nello stesso anno in cui muore il suo celebre personaggio Roy Batty (il replicante di “Blade Runner”). Ma quali sono stati i registi che sono riusciti a valorizzare al meglio le sue qualità? Su due piedi potremmo dire Paul Verhoeven (risposta scontata, la carriera di Hauer inizia con “Fiore Di Carne”) ma Continua a leggere

Jolly Killer

jolly killerdi George Dugdale (UK/Stati Uniti, 1986)

“Jolly Killer” (“Slaugher High” nel titolo originale) è il classico slasher movie uscito durante gli anni ottanta con tutti i pregi e i difetti del suo genere di appartenenza. Se però non siamo in molti a ricordarlo, il motivo è riconducibile al fatto che ci troviamo già nel 1986, quando tutto ormai era stato detto e c’era davvero poco da aggiungere. Un film girato fuori tempo massimo? Ovviamente sì, ma chi Continua a leggere

Morte A 33 Giri

morte a 33 giridi Charles Martin Smith (Stati Uniti, 1986)

Il periodo d’oro per la musica heavy metal è sicuramente legato agli anni ottanta, quando esplodono band di ogni tipo e fioriscono generi e sottogeneri destinati a fare breccia nel cuore degli appassionati. “Morte a 33 Giri” ha un’occasione unica, ovvero quella di poter cavalcare l’onda del movimento in un anno cruciale, ma al buon soggetto messo sul piatto non corrisponde uno sviluppo adeguato della Continua a leggere