Watcher

di Chloe Okuno (Stati Uniti/Romania, 2022)

Per gli amanti del cinema della paranoia, “Watcher” è una visione imprescindibile. I riferimenti passano sia da Roman Polanski (qui spogliato di qualsiasi riferimento esoterico) che da Alfred Hitchcock (“La Finestra Sul Cortile”), per poi atterrare fino al recente “It Follows” (2014), pellicola che condivide alcune cose proprio con il prodotto in esame: la medesima attrice protagonista (una convincente Maika Monroe), l’ossessione e il terrore di essere seguiti, una colta citazione per “Charade” (1963) e delle atmosfere metropolitane davvero cupe e anguste (da Detroit ci spostiamo in Romania). Se però il film diretto da David Robert Mitchell è un horror a tutti gli effetti, l’opera dell’esordiente Chloe Okuno è un thriller psicologico non meno inquietante.
Julia (una giovane americana) si trasferisce a Bucarest con suo marito Francis, chiamato lì per un lavoro di marketing. L’uomo, la cui madre è rumena, parla perfettamente la lingua del posto, al contrario di Julia che cerca di impararla. Nella nuova stanza da letto della coppia, c’è una grande vetrata che si affaccia sul condominio di fronte. Quando la ragazza nota un individuo che la fissa di continuo da una finestra di quell’edificio, per lei ha inizio un vero incubo, anche perché in città c’è un feroce serial killer in azione, un assassino che ha già ucciso e decapitato alcune donne.

La solitudine (Francis lavora fino a tardi), lo spaesamento e un’angoscia crescente: la quotidianità di Julia è scandita esclusivamente da questi sentimenti, da una sensibilità messa a dura prova persino da un semplice rumore proveniente dall’appartamento accanto. Non va meglio per le strade di Bucarest, spesso battute dalla pioggia e da una freddezza generale sottolineata da una plumbea fotografia e da inquadrature mai banali (ogni scena del film è capace di scatenare una tensione latente). Così, tra palazzi fatiscenti, vecchi ascensori e lugubri discese nella metropolitana cittadina, la protagonista scivola lentamente nella follia, come in un gioco di specchi in cui non sappiamo più chi perseguita e chi è perseguitato (“he’s staring at the woman who’s staring at him” dice, con un pizzico di ironia, suo marito Francis).
Chloe Okuno cuoce senza fretta ogni singolo ingrediente, riuscendo con il passare dei minuti a rimescolare sia le nostre convinzioni che quelle della bionda protagonista, ormai abbandonata al suo destino da un marito che non le crede e da un vicinato tutt’altro che amichevole (se escludiamo la giovane Irina, una delle figure più interessanti del film). “Watcher” funziona perché non spreca neppure un secondo in stupide o inutili divagazioni di coppia: dal primo all’ultimo fotogramma, c’è qualcosa nell’aria che incute timore, perché quello in cui vive Julia è un ambiente ostile che ha le sembianze di una ragnatela (non a caso, il maniaco viene chiamato The Spider).
Non fa niente, dunque, se l’epilogo risulta meno credibile rispetto alle previsioni (non mancano affatto dei sanguinosi risvolti horror), perché tutto ciò che accade in precedenza ci tiene costantemente con le spalle al muro, in preda alla paranoia più assoluta. “Watcher” mette i brividi, davvero. 

(Paolo Chemnitz)

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