Bones And All

di Luca Guadagnino (Italia/Stati Uniti, 2022)

A quattro anni di distanza dalle luci/ombre del tanto chiacchierato “Suspiria” (2018), Luca Guadagnino torna in pista con un film molto diverso dal suo predecessore, nonostante gli svariati affondi di natura horror. “Bones And All” (tratto dall’omonimo romanzo di Camille DeAngelis) si può infatti inserire sulla scia di “Chiamami Col Tuo Nome” (2017), un coming of age in cui era già presente la stellina Timothée Chalamet, talentuoso attore classe 1995 qui protagonista insieme all’altrettanto brava Taylor Russell.
Lei è Maren, una ragazza costretta a vivere ai margini della società per via delle sue particolari abitudini: la giovane, rimasta sola e in cerca della madre, ha un irrefrenabile bisogno di cibarsi di carne umana, così come Lee, un coetaneo che Maren incontra durante il suo peregrinare nel cuore della provincia americana. Tra i due scocca un amore cannibale, un sentimento che solo due diversi possono condividere senza il timore di sentirsi inadeguati.
“Bones And All” è una pellicola che possiamo vivisezionare seguendo tre percorsi, gli stessi suggeriti dall’ossatura del film: il primo, di matrice melodrammatica, è anche quello meno convincente, perché le (non poche) parentesi più o meno stucchevoli (la colonna sonora aggiunge quintalate di miele!) non sono affatto supportate da una poetica adeguata. Quella che, ad esempio, aveva contraddistinto il meraviglioso “Lasciami Entrare” (2008) di Tomas Alfredson. Qui ovviamente i vampiri sono sostituiti dai cannibali, ma la sostanza non cambia, visto che pure in questo caso la sopravvivenza è indissolubilmente legata a uno spietato conflitto con la realtà circostante.
Ecco che entra in gioco il secondo fattore, quello horror: pur non spingendo sull’acceleratore, Guadagnino riesce a bilanciare a dovere una sobria componente autoriale con qualche impennata più audace, soprattutto nel sanguinoso e inaspettato epilogo (l’apoteosi del romanticismo più estremo e oltranzista). Sono emozioni inzuppate nel sangue, quelle che provano Lee e Maren.
Infine, c’è da dire che “Bones And All” si rivela anche un ispirato road movie, un viaggio in quel profondo midwest che da sempre affascina il regista siciliano. Luca Guadagnino padroneggia la macchina da presa in maniera impeccabile, regalandoci alcuni squarci indimenticabili di un paesaggio inafferrabile, malinconico e persino decadente (le vicende sono ambientate durante gli anni della presidenza Reagan). Un mondo marchiato a fuoco dalla normalità, tuttavia attraversato da alcune anime che cercano disperatamente la compagnia di un loro simile: la metafora del cannibale (solitario ed emarginato) è dunque servita su un piatto d’argento, nonostante rappresenti soltanto una variante rispetto ad altre intuizioni già sfruttate in passato.
La crescita come ricerca della propria identità, oltre che come affermazione della propria diversità: “Bones And All” sarà molto gradito da un pubblico più giovane, magari da quei teenagers pronti a rispecchiarsi nelle disavventure carnivoro-sentimentali dei due piccioncini innamorati. Belli, bravi e perfetti per una storia del genere, anche se era lecito attendersi qualche guizzo in più da un film così ricco di spunti interessanti.

(Paolo Chemnitz)

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