Barbarian

di Zach Cregger (Stati Uniti, 2022)

Si sta parlando molto di questo “Barbarian”, uno dei titoli più caldi usciti durante l’autunno in corso. Anche se non si tratta di un horror da consegnare alla storia, c’è da elogiare la sua impeccabile confezione, a cominciare dall’ottima regia firmata Zach Cregger, un punto di forza davanti al quale non possiamo che applaudire. Ma non basta.
Le vicende prendono vita a Detroit, in una di quelle zone periferiche da tempo in totale stato di abbandono (potrebbe tornare in mente qualche spettrale location già assaporata in “It Follows”). La giovane Tess (Georgina Campbell), appena arrivata in città per un colloquio di lavoro, deve fare i conti con un Airbnb inspiegabilmente occupato da un’altra persona (Bill Skarsgård interpreta Keith, l’altro ospite). È tarda notte, piove e fa freddo, non resta così che entrare nell’appartamento nonostante l’iniziale diffidenza della protagonista: Keith si dimostra gentile e lascia la sua camera alla ragazza (dormendo sul divano), ma nessuno dei due è al corrente di quello che sta accadendo nei meandri nascosti di quelle mura. Qualcosa di assolutamente raccapricciante.
“Barbarian” suona un po’ come una grande occasione mancata. Se infatti i primi quaranta minuti del film ci mettono sul piatto un’inquietante thriller dai toni ombrosi oltre che ambigui (il rapporto tra Tess e Keith è gestito ottimamente grazie agli ottimi dialoghi), sono i restanti sessanta giri di lancetta a convincere di meno, per via di uno stacco netto che riparte praticamente da zero, spostando la storia verso territori spiccatamente horror. Viene introdotto un terzo personaggio (nel ruolo di AJ c’è Justin Long), ma si torna troppo indietro con gli eventi, lasciando sgonfiare tutta la tensione accumulata fino a quell’istante. Inoltre – come spesso accade in questo genere di pellicole – una volta mostrato l’elemento perturbante, viene meno quella sensazione di smarrimento provocata dai dubbi e dai sospetti: il mistero fa paura, rivelarlo però richiede uno sforzo superiore, perché giocare a carte scoperte è sempre la parte più difficile per un regista (sotto questo punto di vista, l’opera di Zach Cregger perde anche in originalità, ricorrendo qua e là a un’iconografia horror già ampiamente sfruttata in passato).
Possiamo raccontare ben poco sulla seconda parte del film, onde evitare di togliervi un effetto sorpresa di sicuro impatto, un salto nel buio tuttavia smorzato dalla presenza di un personaggio non del tutto riuscito (AJ) e dal conseguente cambio di registro (è qui che il plot lascia per strada una parte del suo potenziale). Un peccato, perché “Barbarian” è girato alla grande e ha delle atmosfere incredibili durante le sue fasi iniziali. Facendo dunque una media tra pro e contro, il risultato non può che essere discreto ma non buono, anche se siamo certi che un prodotto di tale portata farà la gioia del pubblico più giovane (quello che di horror ne ha visti ancora pochi).

(Paolo Chemnitz)

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