Jack Be Nimble

di Garth Maxwell (Nuova Zelanda, 1993)

All’inizio degli anni novanta, il cinema horror stava attraversando uno dei suoi momenti meno brillanti (se escludiamo ovviamente alcune ottime eccezioni a livello underground). Per trovare qualche bella chicca, bastava dunque addentrarsi in profondità, magari in Germania (il cinema estremo di Jörg Buttgereit) oppure nella lontana periferia neozelandese, dove un certo Peter Jackson aveva appena sfornato il suo cult per eccellenza, “Braindead” (1992). Restando sempre in terra oceanica, oggi vi parliamo invece di un film alquanto sconosciuto, “Jack Be Nimble”, un’opera senza dubbio sottovalutata rispetto a molte altre uscite del periodo.
Due bambini vengono abbandonati dai loro genitori: lui è Jack (Alexis Arquette), lei è sua sorella Dora (Sarah Smuts-Kennedy), i protagonisti della pellicola. Se la ragazzina trova conforto in una nuova famiglia attenta e premurosa, Jack finisce per essere adottato da una coppia di contadini rozzi e ignoranti, crescendo insieme alle loro quattro figlie (delle tipe altrettanto fuori di testa). Il giovane viene così umiliato e malmenato, almeno fino al giorno del suicidio di questi squilibrati. Una volta libero, Jack ritrova sua sorella Dora, la quale (grazie a dei poteri sensoriali) si era messa alla ricerca del fratello. Lei adesso ha una relazione con Teddy (un uomo molto più grande), mentre lui è ancora traumatizzato dalla sua terribile infanzia. Un incontro fatale quindi, non privo di ulteriori sorprese (l’epilogo è decisamente scoppiettante).
“Jack Be Nimble” è un film strano, discontinuo, non sempre messo a fuoco con la dovuta precisione. Ciononostante, nulla sembra fuori posto all’interno di questa fiaba nera intrisa di bizzarre incursioni nell’horror: la (buona) regia di Garth Maxwell è inoltre supportata da un’ottima fotografia e da una messa in scena tanto curata quanto affascinante. È il mood a fare la differenza (bene anche i tappeti atmosferici della colonna sonora), un umore oscuro e tenebroso qui incastonato alla perfezione con la psicologia piuttosto deviata di ogni singolo personaggio.
Pur buttando sul fuoco un po’ di tutto (coming of age, poteri sovrannaturali, simbolismo, immagini ambigue e controverse), “Jack Be Nimble” mantiene per oltre novanta minuti una sua personale identità, collocandosi tra gli horror più intriganti e originali realizzati in quel preciso momento storico. Non è poco, considerando che siamo al cospetto di una pellicola (ancora oggi) apprezzata da un giro molto ristretto di appassionati, al di là degli applausi ricevuti nel lontano 1994, durante una vecchia edizione del celebre Fantafestival romano.  

(Paolo Chemnitz)

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