Inexorable

di Fabrice Du Welz (Belgio/Francia, 2021)

La trama di “Inexorable” assomiglia a quella di tanti film già visti in passato: una famiglia borghese (con le sue problematiche) e un terzo incomodo che penetra sinuosamente all’interno di questo nucleo, ribaltando o persino devastando ogni tipo di rapporto. Per l’occasione, Fabrice Du Welz si è voluto confrontare con un approccio cinematografico più classico, quasi in linea con alcuni thriller-noir di vecchia data, rinunciando in parte a quella carica morbosa e viscerale che aveva plasmato in grande opere come “Calvaire” (2004) o “The Lonely Hearts Killers” (2014).
Tutto si svolge nel cuore di una maestosa villa immersa nella verde campagna: qui si sono trasferiti – in compagnia della figlioletta Lucie e del loro cane – Marcel (uno scrittore di successo) e sua moglie Mélanie (lei è una ricca editrice). L’uomo deve ritrovare la giusta ispirazione dopo il boom del suo primo libro denominato per l’appunto “Inexorable”, un titolo che però torna indietro come un boomerang, perché nell’aria c’è qualcosa di inesorabile da cui è impossibile sottrarsi. Si tratta di Gloria (ancora una volta, il regista belga ricorre a questo nome feticcio), una giovane ragazza misteriosamente legata alla figura di Marcel.
Seguendo uno schema narrativo piuttosto semplice, “Inexorable” cresce con il passare dei minuti fino alla rivelazione finale, un capovolgimento di fronte capace di smascherare le bugie e i segreti di una famiglia apparentemente normale. È proprio Gloria quel destino che si manifesta come una nube carica di pioggia: quando osserviamo questa ragazza in azione (la scena del morso ha qualcosa di animalesco), per un attimo ritroviamo tutti gli ingredienti presenti nelle pellicole di Du Welz, un’ossessione (anche carnale) qui comunque annacquata da una componente noir non indifferente (si avverte l’influenza di Claude Chabrol). Meno violenza quindi, ma più attenzione per la psicologia dei personaggi e per una certa sobrietà estetica, con un occhio sempre rivolto a qualche classico old-school del thriller perverso (“Attrazione Fatale” è un altro riferimento da non trascurare).
“Inexorable” rappresenta dunque il lato più sobrio e pacato del cinema di Fabrice Du Welz, un regista che sta cercando di mutare la pelle senza tuttavia rinnegare le sue origini e le sue tematiche: qui siamo lontani anni luce sia dall’horror malsano di “Calvaire” che dalle ultime cose da lui realizzate (se “Adoration” ha mostrato un volto meno irruento, è pur sempre un film che galleggia senza sosta tra follia e paranoia). Un passaggio interlocutorio, apprezzabile ma non imprescindibile.

(Paolo Chemnitz)

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...