Il Giustiziere Della Notte 2

di Michael Winner (Stati Uniti, 1982)

Il primo seguito del cult Il Giustiziere Della Notte” non è affatto immediato, poiché dal 1974 al 1982 trascorrono la bellezza di otto anni. Nulla è comunque fuori tempo massimo: dopotutto, nelle grandi città degli States, la criminalità continua a dilagare, perciò a livello tematico questo ritorno di Michael Winner si rivela ancora una volta profondamente attuale (parliamo di un sottogenere cinematografico all’epoca ampiamente codificato e molto in voga, quello dei vigilante movies).
Oltre al regista, non cambiano neppure gli interpreti principali: Charles Bronson (nei panni di Paul Kersey) è visibilmente invecchiato ma è sempre in forma smagliante, così come Vincent Gardenia (nel ruolo del detective Frank Ochoa). Insieme a Paul c’è pure Karol, sua figlia, il cui trauma subito in quel di New York non è ancora svanito. I due si sono trasferiti a Los Angeles nella speranza di trovare un po’ di pace e di tranquillità, ma per il nostro protagonista le cose si mettono male fin dall’inizio, quando la sua domestica viene ripetutamente stuprata da una gang di balordi (la scena è forse la più infame dell’intera saga). Un destino crudele che si accanisce anche su Karol, in un’altra sequenza decisamente drammatica.
Rispetto al celebre capitolo originario, non cambia quasi nulla (a tratti, “Il Giustiziere Della Notte 2” potrebbe essere scambiato per un banalissimo remake). Davanti all’ennesima tragedia, per Paul Kersey non resta dunque che mettersi sulle tracce di questi criminali, eliminandoli uno a uno senza alcuna pietà (la fantasia non manca, considerando un omicidio finale addirittura elettrizzante). La polizia ovviamente brancola nel buio, ipotizzando la presenza di un vigilante intenzionato a farsi giustizia da solo.
Michael Winner alza non di poco l’asticella della violenza, lasciando maggior spazio al ritmo e all’azione: tuttavia, la coperta a suo disposizione non è abbastanza lunga da coprire l’intera pellicola, poiché a rimetterci è la caratterizzazione dei personaggi (alquanto prevedibile) oltre alla regia stessa, piuttosto sciatta e televisiva (le scene in diurna fanno quasi pensare a un telefilm). In poche parole, qui a mancare è quel marcio nichilismo presente nell’opera prima (le atmosfere di New York non sono replicate a dovere), anche se il mestiere del regista e il carisma di Charles Bronson ci garantiscono il minimo sindacale (incluso un convincente epilogo). “Death Wish II” (questo il titolo americano) è quindi un sequel interessante ma relativamente originale, un’opera da consigliare esclusivamente agli appassionati della saga (tre anni dopo, Michael Winner sarà impegnato dietro la mdp con un terzo tassello ancora più esagerato ma francamente trascurabile). A voi la scelta.

(Paolo Chemnitz)

Questa voce è stata pubblicata in Film. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...