Women In Cages

di Gerardo De Leon (Filippine/Stati Uniti, 1971)

Prima di diventare un’icona del cinema blaxploitation (pensiamo a pellicole come “Coffy” o “Foxy Brown”), Pam Grier si è cimentata in alcuni famigerati women in prison, “The Big Doll House” e “The Big Bird Cage”, sempre per la regia di Jack Hill. Due film leggermente superiori rispetto al contemporaneo “Women In Cages”, dove al timone troviamo invece il filippino Gerardo De Leon. Per l’occasione, preferiamo mantenere il titolo originale dell’opera, considerando il solito inutile pippone in italiano (un orribile “Rivelazioni Di Un’Evasa Da Un Carcere Femminile”).
Pam Grier qui interpreta Alabama, una spietata aguzzina impiegata come guardia carceraria nel più infernale penitenziario filippino. Questa donna nutre un particolare odio nei confronti delle ragazze americane, tra le quali troviamo Jeff, condannata a dieci anni di lavori forzati dopo essere stata incastrata dal suo uomo, uno spacciatore del luogo in fuga dalla polizia. Per la povera malcapitata, scappare via dalla prigione diventa quindi l’unica soluzione per sopravvivere.
Gli ingredienti del cinema exploitation fanno il loro sporco dovere: corpi femminili senza veli, violenza, torture assortite e qualche immancabile catfight, una ricetta tutto sommato perfetta per l’intrattenimento dell’appassionato, nonostante la pochezza qualitativa del film, purtroppo farcito da pessimi dialoghi e da una regia alquanto modesta. Per nostra fortuna, una volta fuori dal carcere, la storia si diversifica non poco e “Women In Cages” si trasforma in una pellicola dai connotati avventurosi, senza affatto rinnegare la sua carica feroce e sovversiva (il finale è sbrigativo ma non tradisce quel pessimismo latente di cui è pregno ogni fotogramma).
Pam Grier (in realtà l’attrice fu scoperta da Russ Meyer che la impiegò in un piccolo ruolo in “Lungo La Valle Delle Bambole”) dimostra di possedere un carisma fuori dal comune, anche nei panni di questa figura sadica e perversa (guarda caso, lei è stata sempre una delle eroine cinematografiche preferite da Quentin Tarantino). La sua presenza però non è sufficiente per bypassare i limiti di cui sopra, difetti evidenti che tuttavia fanno parte del gioco: questi sono i cari vecchi women in prison, prendere o lasciare.

(Paolo Chemnitz)

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