The Sadness

di Rob Jabbaz (Taiwan, 2021)

Il cinema taiwanese ci aveva già provato (nel 2012) ma senza lasciare traccia (il trascurabile “Zombie 108” ce lo ricordiamo in quattro). Dieci anni dopo, accade invece l’impossibile: un regista canadese (Rob Jabbaz) sbarca a Taipei e realizza uno dei film più ferali e depravati sul tema (zombi/infetti e dintorni), lasciando una lunga scia di sangue destinata a raccogliere numerosi consensi in giro per il mondo.
Come spesso accade in pellicole di questo tipo, la trama è soltanto un pretesto per mettere in scena il caos urbano più becero e infernale. Mentre due fidanzatini si svegliano abbracciati nel letto, là fuori c’è un virus piuttosto aggressivo (ogni riferimento alla pandemia non è affatto casuale!) ormai mutato pericolosamente: quando le strade dei protagonisti si dividono, in città scoppia una vera e propria apocalisse, un orrore che scatena delle orde di brutali assassini. In questo caso, parlare di zombi è comunque riduttivo, perché tali individui riescono a mantenere una quasi totale lucidità mentale, pur nella loro devastante follia (la perdita di qualunque inibizione ci permette di assistere persino a un’orgia tra alcuni infetti. Roba da guilty pleasure deluxe).  

“The Sadness” è un treno in corsa impossibile da arrestare. Il ritmo è vorticoso e gli effetti accompagnano alla grande le tante sequenze splatter del film, molte delle quali davvero impossibili da dimenticare (la carneficina in metropolitana è veramente inquietante). Attraverso queste schifose ed efferate nefandezze, il regista cita più o meno consapevolmente alcune tra le migliori scuole estreme orientali: non a caso, la pellicola sa essere infame come un Cat III di Hong Kong, ma si rivela anche brutale come i recenti horror indonesiani, oltre che cinica e schizzata sullo stile di tanti prodotti splatterosi di provenienza nipponica.
What’s wrong with people nowadays?”. Tale domanda è forse la chiave per poter leggere “The Sadness” da un punto di vista puramente concettuale: in effetti, questa pandemia portata alle conseguenze più allucinanti si tramuta in uno sfogo privo di qualunque morale, in una rabbia che trasforma le persone in furiose bestie spietate. Una metafora tutt’altro che scontata capace di ribaltare la celebre frase “ne usciremo migliori”, anche perché “The Sadness” è una lotta senza distinzioni dove ci si ammazza anche tra vicini di casa.
Davanti a questi cento minuti di disumano abominio, l’esile e scontata narrazione diventa un fattore assolutamente secondario di cui non teniamo neppure conto: dopotutto, “The Sadness” non è solo un flipper impazzito pieno di scene cult, ma si rivela anche un fottuto bloody survival movie che tanto profuma di fumetti (“Crossed”) e di videogiochi. Un horror estremo di tale portata non si vedeva da tempo, alla faccia del politicamente corretto. Il massacro è servito.

(Paolo Chemnitz)

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