Napoli Spara!

di Mario Caiano (Italia, 1977)

Un anno dopo il sottovalutato “Milano Violenta” (1976), Mario Caiano si sposta a Napoli, cercando di bissare il clamoroso successo del cult “Napoli Violenta” (1976), uno dei poliziotteschi più amati di sempre. Il risultato è una sorta di sequel apocrifo, anche se completamente scollegato dal film di Umberto Lenzi (a parte la location partenopea, l’unico personaggio che ritroviamo in entrambe le occasioni è quello del piccolo Gennarino).
Il commissario Betti (Maurizio Merli) non c’è più, è stato sostituito dall’anonimo e inconsistente Michael Mann (è lui il commissario Belli). Il suo compito è quello di incastrare un camorrista che riesce sempre a farla franca, grazie alla protezione di un potentissimo boss della mala. Il criminale di cui sopra (Santoro) è interpretato dal solito faccione inespressivo di Henry Silva, qui più imbalsamato che mai. La trama praticamente si esaurisce in poche righe, perché “Napoli Spara!” si concentra soprattutto sull’azione e sulla violenza più brutale, il vero piatto forte del film.
Nel giro di tre minuti, un rapinatore colpisce a calci una donna incinta. Questo è solo il biglietto da visita di un lungometraggio a dir poco infame, in cui assistiamo a una serie di situazioni davvero al limite: una testa mozzata, l’evirazione di un carcerato, corpi crivellati di colpi e poi ancora un ragazzino ucciso e una famiglia distrutta dopo un frontale in automobile (la tragedia viene messa in scena con dovizia di particolari). Fosse stato un horror, sarebbe stato tutto abbastanza normale (considerando che ci troviamo nel decennio per eccellenza del politicamente scorretto), eppure Mario Caiano sembra quasi autocompiacersi di questo infinito spargimento di sangue, sfociando più volte nel gratuito.
In realtà, solo grazie a tali espedienti, la pellicola riesce a mantenere viva la nostra attenzione. Il cast delude, la storia è quella che è e spesso l’accento napoletano viene forzato in maniera orribile, però al di là dei suoi limiti, “Napoli Spara!” è un prodotto che funziona a meraviglia da un punto di vista puramente exploitation (a tal proposito, bastano le immagini della rapina al treno, una vera delizia di sangue per gli amanti del genere). Sia chiaro, di poliziotteschi migliori ne esistono parecchi, ma in quegli anni in giro c’era molto di peggio. La verità è una: con Mario Caiano, ci si diverte.

(Paolo Chemnitz)

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