Occhiali Neri

di Dario Argento (Italia/Francia, 2022)

Ottantadue anni non sono pochi. Ecco perché, nonostante la voglia di continuare a fare cinema, Dario Argento ci fa anche un po’ di tenerezza. Non a caso, lo stesso regista romano, è stato scelto da Gaspar Noé per interpretare un vecchietto malato di cuore nel suo ultimo “Vortex” (il film sta per uscire nelle sale francesi, in attesa di vederlo anche da queste parti).
Facciamo comunque una premessa importante, soprattutto per una questione di onestà intellettuale: il nostro Darione nazionale è stato un colosso del cinema italiano, così come è stato vittima di un crollo verticale già a cominciare dai primissimi anni novanta. Questo lo sappiamo in tanti, tranne qualche integralista che ancora oggi continua a difendere Argento a spada tratta. Ad ogni modo, i pareri dei fan-boy o la merda tirata a prescindere da chi non conosce la parola rispetto, non ci interessano. L’analisi di “Occhiali Neri” parte dunque senza preconcetti, scontrandosi purtroppo con l’oggettiva pochezza della materia cinematografica messa sul piatto.
La trama riprende in mano le dinamiche più classiche del giallo-thriller di lontana memoria: c’è infatti un serial killer sulle tracce di una giovane ragazza rimasta cieca in seguito a un incidente stradale (ben girato, tra l’altro). Lei, Diana (interpretata da Ilenia Pastorelli), è il primo grande errore in cui ci imbattiamo. La sua prova risulta insufficiente, non tanto per un ruolo drammatico ben distante dalle sue capacità recitative, bensì per una direzione attoriale incapace di elevarla a credibile protagonista. Paradossalmente, Asia Argento (qui nei panni di Rita, un’assistente per non vedenti) avrebbe funzionato molto meglio al suo posto.
Eppure “Occhiali Neri” parte abbastanza bene, con le intriganti sequenze relative all’eclissi di sole (realizzate all’EUR) e con un primo omicidio assolutamente ferale, quello di una escort di lusso appena uscita dalla stanza di un cliente. In assenza di una scena madre degna di essere ricordata, sono proprio i primi venti minuti del film a farci sperare per il meglio: al contrario, la pellicola finisce per affondare in un pantano (con tanto di serpenti) da cui non è facile emergere, soprattutto quando conosciamo il tragicomico movente dell’assassino. La tensione poi è soltanto apparente, perché è la musica di Arnaud Rebotini (musicista francese che Gaspar Noé ha suggerito ad Argento) a mettere un po’ di sale su delle situazioni altrimenti prive della giusta carica emotiva.
Con i mezzi a disposizione, Dario Argento fa il possibile per uscirne in maniera dignitosa, ma sono troppe le componenti negative che non permettono al film di salvarsi dal baratro. Certo, lo spettro di opere davvero improponibili come “Giallo” (2009) o “Dracula 3D” (2012) qui viene parzialmente scacciato, tuttavia sarebbe stato un miracolo se il regista avesse almeno raggiunto i risultati più o meno confortanti di “Non Ho Sonno” (2001).
Forse, superata una certa età, mettersi a produrre qualche nome emergente dell’horror nazionale potrebbe essere una strada da seguire, anche perché Dario Argento con gli anni è rimasto inscatolato in un genere ben definito, al contrario di altri suoi colleghi ultraottantenni ancora in grande forma (il caso di Paul Verhoeven è lampante, ma parliamo di un regista dalla carriera molto più eclettica). Inutile però buttare benzina sul fuoco, così come non ha senso rivangare continuamente nel passato: “Occhiali Neri” è il presente e ne prendiamo atto, un presente irreversibile in cui tutto il nostro amore nei confronti di una grande Maestro deve per forza di cose scontrarsi con la realtà oggettiva dei fatti.

(Paolo Chemnitz)

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