Tropa De Elite

di José Padilha (Brasile/Stati Uniti, 2007)

In partenza, “Tropa De Elite” (conosciuto anche come “Elite Squad”) doveva essere un documentario basato sull’omonimo libro scritto dall’antropologo Luiz Eduardo Soares insieme a due ex-membri del BOPE (il Batalhão De Operações Policiais Especiais è un gruppo di intervento speciale incaricato di effettuare incursioni nei territori delle favelas brasiliane). L’idea però si arenò immediatamente, poiché José Padilha si rese conto che sarebbe stato impossibile coinvolgere dei veri poliziotti nella produzione: un rischio troppo alto per i diretti interessati, oltre al fatto che nessuno di loro avrebbe mai parlato di queste tematiche così controverse.
Eppure, nonostante il film sia un frenetico action movie incentrato su una serie di personaggi fittizi, lo spirito originario con il quale era stato pensato non è stato affatto sacrificato. Il realismo rappresenta dunque una costante in “Tropa De Elite”, una verità che fa male e che per forza di cose non può nasconderci nulla, neppure la violenza più sporca e becera (torture, scontri a fuoco e quant’altro).
Se solo cinque anni prima un grande classico del cinema brasiliano come “City Of God” (2002) ci mostrava la devastante vita nelle favelas attraverso il percorso di due giovani amici, con “Tropa De Elite” José Padilha ribalta il punto di osservazione, incentrando la storia su tre personaggi appartenenti alle istituzioni: ci riferiamo al Capitano Roberto Nascimento (Wagner Moura) e alle due reclute Matias e Neto, mentre nella città di Rio De Janeiro sta per arrivare il Papa per una visita pastorale. Bisogna perciò ripulire una favela abbastanza vicina al luogo dove soggiornerà il pontefice, un compito estremamente pericoloso per questi impavidi guerriglieri urbani in divisa.
La prima metà del film alterna dei frangenti puramente action alla descrizione impietosa della situazione: dopotutto, se la criminalità dilaga, è colpa sia dei giovani borghesi (grandi acquirenti e consumatori di droga) che dei poliziotti corrotti e collusi con il malaffare. Il quadro è nero, sotto ogni angolazione possibile. La pellicola esplode invece nella seconda parte, quando ci vengono sbattuti in faccia persino gli addestramenti di questo corpo speciale (l’atmosfera intimidatoria non è poi tanto distante da quella vista in “Full Metal Jacket”). In effetti, soltanto così i cadetti possono entrare a far parte di questo squadrone della morte (l’opinione pubblica brasiliana si è interrogata più volte sulla funzione di tali individui, spesso bollati come fascisti per via dei loro metodi brutali, eppure considerati eroi da una moltitudine di cittadini).
Queste due ore scarse di visione passano davvero in fretta: il montaggio è instancabile, la regia è altrettanto dinamica mentre la voce fuoricampo di Roberto Nascimento ci accompagna per mano dentro questo inferno privo di speranza, spiegandoci per filo e per segno i rapporti di potere alla base di tali operazioni. Inoltre, il regista è riuscito a sottolineare gli aspetti puramente crime del film senza nulla togliere all’indagine umana e psicologica dei diversi protagonisti, tutti approfonditi a dovere al di là dei tanti passaggi concitati che contraddistinguono la pellicola. Orso d’Oro a Berlino nel 2008, possiamo dire assolutamente meritato.

(Paolo Chemnitz)

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