Wild Beasts

di Franco Prosperi (Italia, 1984)

Archiviato il lungo sodalizio con Gualtiero Jacopetti (“Mondo Cane”, “Africa Addio” e “Addio Zio Tom” sono dei titoli fondamentali nel controverso filone dei mondo movies), Franco Prosperi chiude la sua carriera dietro la macchina da presa girando un horror a tutti gli effetti, “Wild Beasts – Belve Feroci”. Questa occasione si rivela una sorta di ritorno alle origini, in quanto Prosperi aveva mosso i suoi primi passi come ricercatore presso l’istituto di zoologia dell’università di Roma (una passione per la natura e per gli animali poi sfociata in una serie di ottimi documentari).
Lo zoo diventa dunque il luogo nel quale prendono vita le vicende: le bestie impazziscono e fuggono via dalla gabbie, cominciando a sbranare chiunque e seminando il panico in tutta la città. Ghepardi, leoni, tigri, orsi ed elefanti, nessuno è al sicuro davanti alla furia omicida di questi animali (i primi a rimetterci la pelle sono però due innamorati, massacrati dentro la loro auto da centinaia di topi fuoriusciti dalle fogne). Cosa sta accadendo? La risposta è semplice, l’acqua è contaminata e questa ondata di violenza è in procinto di diffondersi persino tra i bambini, anch’essi coinvolti (loro malgrado) dentro questa terribile situazione.
“Wild Beasts” è un eco-vengeance veramente brutale, qualcosa che oggi farebbe rabbrividire sia la censura che i soliti benpensanti. Eppure le idee messe sul piatto da Franco Prosperi sono più che nobili, perché qui a far paura è solo la scelleratezza dell’essere umano (“la nostra follia trabocca sulle cose e contagia vittime innocenti come bambini o animali”). Sono appunto anche i più piccoli a rivoltarsi contro gli adulti, in un finale quasi sulla scia del cult “¿Quién Puede Matar A Un Niño?” (1976). Le citazioni ovviamente non si fermano alla pellicola di Serrador: un altro esempio riguarda la scena del cane che salta addosso al suo padrone cieco, una sequenza piuttosto simile a quella già vista in “Suspiria” (1977) di Dario Argento.
Nonostante ciò, il film mantiene sempre una sua peculiare originalità: il regista infatti ambienta la storia tra le strade notturne di una città tedesca senza nome (le riprese furono effettuate a Francoforte), lasciando correre la tensione grazie a un montaggio davvero degno di nota (il ritmo è sempre sostenuto e non ci si annoia mai). Tra i protagonisti principali, accanto al veterinario dello zoo Rupert e alla bella biologa Laura (Lorraine De Selle), sorprende la presenza di Ugo Bologna nei panni dell’ispettore Nat Braun (se il nome di questo attore non vi dice nulla, provate a cliccare qui).
Per essere un prodotto italiano risalente al 1984, “Wild Beasts” ha tutte le carte in regola per farsi apprezzare dagli appassionati di cinema bis: questo particolare filone dedicato agli animali assassini qui riesce finalmente a smarcarsi dai suoi limiti, regalandoci tanta adrenalina e una regia dinamica oltre che efficace (Franco Prosperi ha davvero sfruttato al meglio la sua enorme esperienza sul campo). Un film ingiustamente sottovalutato. 

(Paolo Chemnitz)

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