The Horde

di Yannick Dahan e Benjamin Rocher (Francia, 2009)

Come abbiamo già visto in passato (pensiamo a un titolo come “Frontiers”), il french horror è riuscito anche a sdoganarsi dalle sue peculiarità tipicamente autoctone, strizzando l’occhio alla materia proveniente dall’altra parte dell’oceano. In un paese per giunta privo di una tradizione legata al cinema degli zombi, per i registi Yannick Dahan e Benjamin Rocher non è stato dunque difficile aggrapparsi allo stereotipo americano più caciarone, sulla scia di una nuova generazione di infetti ben lontana dal classico morto vivente di scuola romeriana. “The Horde” (“La Horde”) attinge perciò al di fuori dei propri confini, pescando sia dal cinema di Zack Snyder (“L’Alba Dei Morti Viventi”) che da una serie di affermate pellicole europee (da “28 Giorni Dopo” a “Rec”). 
Cosa resta allora di francese tra questi fotogrammi? Non molto, se escludiamo un palazzone fatiscente delle banlieue parigine, diventato suo malgrado il covo di un gruppo di criminali. L’azione si svolge quasi unicamente al suo interno, poiché durante una notte, alcuni sbirri piuttosto rudi e incazzati decidono di entrare lì dentro per vendicare la morte di un loro amico. Nessuno però è a conoscenza di ciò che sta per accadere: quell’edificio sta per essere infatti preso d’assalto da un’orda di fameliche creature a dir poco assatanate. Per i protagonisti, non resta quindi che unire le forze cercando di fuggire via da quel luogo.
I primi venti-trenta minuti del film sono veramente validi, anche se la scalata dei poliziotti fino all’ultimo piano risulta molto più facile del previsto (“The Horde” non è certo “The Raid”, questo è poco ma sicuro!). Nonostante sia mostrato tutto un po’ in fretta, questo spezzone di pellicola si rivela il più interessante, anche solo per via del suo approccio tipicamente action. Poi, quando si scatena il putiferio, a prendere il largo è l’horror più cafone e violento, mentre la storia si trasforma inesorabilmente in qualcosa di scontato e banale, personaggi inclusi (a parte il sadico e disinvolto vecchietto, l’unica figura azzeccata dell’intera pellicola).
C’è tanto sangue in “The Horde”, perché l’unica cosa da fare è ammazzare chiunque, anche nei modi più assurdi (alcuni zombi, chiamiamoli così, vengono presi a capocciate, altri invece vengono stesi dopo lunghi combattimenti, quando in realtà basterebbe un colpo in testa per metterli definitivamente al tappeto). Nella parte finale “The Horde” diventa sempre più tamarro, dopotutto non c’è bisogno di spettacolarizzare l’apocalisse (Parigi è in guerra, ma lo possiamo solo intuire dal panorama digitalizzato) quando puoi puntare la macchina da presa su un uomo che massacra centinaia di creature a colpi di sciabola. In poche parole, questo è un film veramente ignorante, per certi versi spassoso ma alla lunga davvero privo di idee e di contenuti. Solo per oltranzisti horror.

(Paolo Chemnitz)

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