The Medium

di Banjong Pisanthanakun (Thailandia/Corea del Sud, 2021)

Che fine ha fatto Na Hong-Jin? Finalmente abbiamo la risposta, perché oggi il regista coreano del magnifico tris “The Chaser” (2008), “The Yellow Sea” (2010) e “The Wailing” (2016) si è messo al servizio del thailandese Banjong Pisanthanakun (qualcuno di voi ricorderà sicuramente il suo apprezzato “Shutter”). Na Hong-Jin è infatti il produttore e lo sceneggiatore di “The Medium”, un horror dove (guarda caso) si respirano alcune atmosfere già assaporate in “The Wailing”.
In una regione incontaminata della Thailandia nordorientale, un team di documentaristi sta realizzando un lavoro incentrato sulla vita quotidiana di Nim, una medium capace di fare da tramite tra gli spiriti del luogo e gli abitanti del villaggio (“noi crediamo che gli spiriti siano presenti in ogni singola cosa: nelle case, nelle foreste, nelle montagne, negli alberi, nelle risaie”). Un giorno, nella famiglia della protagonista, qualcuno dovrà prendere il suo posto, ma la situazione si rivela molto più complicata del previsto, poiché l’unica indiziata (Mink, la nipote di Nim) non solo non crede nello sciamanesimo, ma ha abbracciato da tempo la religione cristiana insieme alla madre. Contemporaneamente, la ragazzina comincia a manifestare dei disturbi della personalità sempre più gravi, come se lo spirito di una divinità l’avesse posseduta. La tragica verità non tarda a sopraggiungere.
“The Medium” è un film ben confezionato, nel quale la location (avvalorata da un’ottima fotografia) fa subito la sua sporca figura: Banjong Pisanthanakun parte comunque con il freno tirato, lasciando che l’opera prenda il largo soltanto durante la seconda metà, quando i comportamenti di Mink raggiungono un livello a dir poco malsano e disturbante. Sotto questo punto di vista, la cottura a fuoco lento funziona discretamente, anche se il minutaggio complessivo (due ore abbondanti!) si rivela fin troppo eccessivo rispetto alla materia narrativa messa sul piatto.
All’interno del suo specifico genere di riferimento (il cinema horror legato alle possessioni), “The Medium” ci regala persino qualche sprazzo di originalità, ma il linguaggio utilizzato dal regista non riesce quasi mai a rendere giustizia alle potenzialità della pellicola, spesso condizionata nei momenti clou dall’utilizzo spropositato della camera a mano (i risultati sono quelli che sono, soprattutto se consideriamo che l’estetica da mockumentary è passata di moda da un bel pezzo). Senza dubbio le aspettative per “The Medium” erano alte, ecco perché (giocando proprio con il titolo) ci troviamo al cospetto di un prodotto nella media e non davanti a un lavoro destinato a rimanere scolpito a lungo: non ci resta che consigliarlo esclusivamente agli amanti dell’horror sovrannaturale più creepy e spaventoso, con il rimpianto di aver assistito a una bella occasione sfruttata soltanto al sessanta/settanta per cento.

(Paolo Chemnitz)

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