I magnifici dieci film del (nostro) 2021

A cosa servono le classifiche? Per il sottoscritto è un semplice gioco, ma anche l’occasione giusta per fare un ripasso generale spendendo ulteriori parole sulle opere (da me) maggiormente gradite durante questi ultimi dodici mesi. Ho preso in considerazione tutte quelle pellicole diventate fruibili durante il 2021 (sulle varie piattaforme streaming, in edizione home video o direttamente al cinema), al di là del loro anno effettivo di produzione (se non è il 2021, è comunque il 2020 inoltrato).
Nonostante l’enorme quantità di opere visionate, non è mai abbastanza. Ogni cinefilo lo sa. Tuttavia c’è un altro aspetto importante da rimarcare, perché anno dopo anno dal cinema ci si attende sempre uno scatto in avanti: almeno nel mio caso, sono sempre più esigente e affamato. Un film non deve rivelarsi per forza un capolavoro, ma può essere comunque indimenticabile, per una serie di motivi. Questi dieci lungometraggi, così come i nove selezionati per il 2020, hanno dunque qualcosa di speciale.
Infine, vi ricordo che cliccando sui vari titoli, sarete rimandati alla recensione completa della pellicola in esame. Buona lettura!

01) Otac di Srdan Golubovic
Tra road movie e dramma sociale, questo è un film durissimo destinato a lasciare il segno. Protagonista è un uomo disperato ma caparbio, un padre il cui lungo viaggio (dalle zone più remote della Serbia fino alla capitale Belgrado) si rivela tanto stremante quanto doloroso.

02) 7 Prisoners di Alexandre Moratto
Alcuni giovani ragazzi partono alla volta di San Paolo, Brasile. Hanno trovato lavoro, ma non sanno che lì, ad attenderli, c’è un aguzzino intenzionato a sottometterli e a segregarli. Un dramma portentoso incentrato sul capitalismo più becero, quello che annienta e uccide senza farsi troppi scrupoli.

03) Bad Luck Banging Or Loony Porn di Radu Jude
La pellicola che ha trionfato a Berlino rappresenta un’ennesima conferma per il cinema rumeno contemporaneo. Stavolta, al centro delle vicende, c’è un video pornografico in cui appare una stimata professoressa. Succede il finimondo, perché a prevalere è l’ipocrisia della gente comune.

04) Titane di Julia Ducournau
In pochi a Cannes si attendevano la vittoria di questo film. In realtà, Julia Ducournau è riuscita a mettere in scena alcune delle tematiche più discusse e controverse dei giorni nostri: solitudine, famiglie assenti, gender fluid e corpo sperimentale. Una follia che non si dimentica. 

05) Limbo di Soi Cheang
Hong Kong non finisce mai di stupire, soprattutto se viene trasformata in un luogo putrido e maleodorante nel quale agisce uno spietato serial killer. Soi Cheang ci catapulta all’interno di questo inferno metropolitano in bianco e nero, tra cieca violenza e claustrofobica oppressione.

06) Benedetta di Paul Verhoeven
C’era una volta il cinema nunsploitation. Poi è tornato Paul Verhoeven, alla veneranda età di ottantatré anni, per ricordarci che si può ancora raccontare una storia pruriginosa e appassionante ambientata all’interno di un convento. Con la mortale minaccia della peste a fare da sfondo.

07) L’Événement di Audrey Diwan
Adesso tocca al vincitore di Venezia. Un gran bel film, elegante e sontuosamente interpretato da una meravigliosa Anamaria Vartolomei. In Francia, nel 1963, abortire era considerata una pratica illegale. Ma come insegna Bataille, la trasgressione è il completamento del divieto. 

08) Druk di Thomas Vinterberg
Un bicchierino in più aiuta a stare meglio. Quattro amici ci scherzano su, fino a diventare dei veri alcolizzati. Tra dramma e commedia, questo prodotto danese ribadisce l’ottimo stato di forma dell’accoppiata Vinterberg/Mikkelsen. Non sarà estremo, ma ci è piaciuto un sacco.

09) Nitram di Justin Kurzel
Quando Justin Kurzel penetra nella periferia suburbana delle città australiane, riesce sempre a raccontarci qualcosa di realmente inquietante. Stavolta finiamo a Port Arthur, dove un ragazzotto mentalmente disturbato sta per compiere una strage destinata a segnare per sempre quella comunità.

10) Unclenching The Fists di Kira Kovalenko
La timida Ada vive in uno squallido centro dell’Ossezia del Nord, dove la vita è una conquista quotidiana. Con questo spietato dramma familiare, Kira Kovalenko ci sbatte in faccia un disagio post-sovietico fatto di privazioni, di traumi, di rancore e di povertà.

In appendice, vi segnalo qualche altro titolo meritevole di visione, spaziando tra diversi generi: Acasă, My Home (ancora Romania, stavolta con un docudrama), Judas And The Black Messiah (un biopic indubbiamente riuscito) e poi ancora The Trip (una spassosa black comedy in salsa splatter).
E l’horror duro e puro? Non è che se la passi molto bene durante questi ultimi anni, se escludiamo alcune importanti pellicole di taglio più autoriale (pensiamo al cinema di Ari Aster o a quello di Robert Eggers). Ecco perché durante questo 2021, due horror che hanno lasciato il segno sono ancora una volta ben distanti dagli stereotipi tipici del genere. Uno è Saint Maud, l’altro invece è Lamb, entrambi filtrati attraverso il dramma e il mystery. Se invece siete degli assidui frequentatori delle sale cinematografiche, allora probabilmente non vi sarete lasciati sfuggire il valido Malignant, un prodotto (più commerciale) firmato da quella vecchia volpe di James Wan.
Per il 2021 è tutto, alla prossima!

Articolo a cura di Paolo Chemnitz

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