Unclenching The Fists

di Kira Kovalenko (Russia, 2021)

Prima di parlare di “Unclenching The Fists”, è opportuno fare una piccola introduzione di carattere geopolitico, anche per comprendere al meglio alcune dinamiche presenti nel film: la storia si svolge infatti in Ossezia del Nord, una repubblica del Caucaso settentrionale (tuttavia compresa nel territorio russo) poco distante dalla Georgia. Proprio da queste parti, nel lontano 2004, avvenne la strage di Beslan, dove morirono oltre trecento persone (tra cui molti bambini) per mano di fondamentalisti islamici e separatisti ceceni.
I traumi e le cicatrici di quel fattaccio sono ancora ben visibili nella mente e sul corpo di Ada (davvero alienante la prova di Milana Aguzarova), una giovane poco loquace costretta a una vita di rinunce: il padre le impedisce di frequentare i ragazzi, le vieta di utilizzare i cosmetici e le ordina di non farsi crescere i capelli (la protagonista è anche malata ma non può curarsi a dovere, poiché quel despota le ha nascosto i documenti). È una famiglia povera e disagiata quella di Ada. Un fratello con degli evidenti problemi mentali vive lì accanto a lei, mentre un altro si è da tempo trasferito a Rostov in cerca di fortuna. Sembra non esserci speranza in questo piccolo centro incastonato tra le brulle montagne della zona, un luogo tetro e polveroso dove ogni giornata scorre identica alle altre. Con l’arrivo del fratello da Rostov, gli eventi tuttavia prendono una direzione inaspettata.
Con questa sua seconda pellicola, la regista Kira Kovalenko si è aggiudicata il premio nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2021: un riconoscimento importante che già in passato ci aveva permesso di conoscere dei titoli di assoluto valore (pensiamo a “La Morte Del Signor Lazarescu”, “Dogtooth”, “Después De Lucía” o “Border”, tra i tanti). L’approccio sobrio e minimale, anche da un punto di vista prettamente narrativo, lascia spazio alla psicologia ferita dei personaggi e a quei sentimenti contrastanti capaci di generare delle scintille improvvise di odio e di amore. Pur senza affondare il coltello nella piaga, “Unclenching The Fists” riesce a comunicare delle sensazioni sporche, di puro disagio, come nel controverso rapporto tra Ada e il suo improbabile spasimante.
Infine, è possibile rintracciare alcune similitudini tra questo lungometraggio e il più celebre “Tesnota” del 2017: una location non troppo distante (in quel caso le vicende si svolgono a Nalchik, non lontano dalla Cecenia) ma soprattutto una famiglia sull’orlo del collasso, con una protagonista femminile alla ricerca di una propria identità in una società (patriarcale) che non le appartiene. Se in tempi non sospetti abbiamo già applaudito la pellicola diretta da Kantemir Balagov, oggi omaggiamo questo notevole prodotto di recente realizzazione, da annoverare senza dubbio tra i migliori film di area ex-sovietica dell’intero 2021.

(Paolo Chemnitz)

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