Oslo, August 31st

di Joachim Trier (Norvegia/Danimarca/Svezia, 2011)

In attesa di vedere il suo ultimo film (“La Persona Peggiore Del Mondo”), torniamo indietro di qualche anno per parlare del secondo lungometraggio realizzato dal talentuoso Joachim Trier, “Oslo, August 31st”, al momento il suo lavoro più conosciuto alla pari del notevole thriller psicologico “Thelma” (2017). Ancora una volta, il regista scandinavo si avvale dell’aiuto dell’immancabile Eskil Vogt nelle vesti di sceneggiatore, adattando per l’occasione il celebre romanzo “Fuoco Fatuo” di  Pierre Drieu La Rochelle.
Anders (sorprendente la prova del giovane Anders Danielsen Lie) è un trentaquattrenne con un futuro davanti a sé probabilmente già segnato: egli è appena uscito in permesso da una clinica riabilitativa (l’incubo della droga è quasi alle spalle), tuttavia bisogna fare i conti con un tragico presente pieno di incertezze, lì tra le strade di Oslo. È il trentuno agosto, un giorno che delinea inesorabilmente la fine dell’estate metereologica, non a caso da quelle parti il sole è ormai tiepido e settembre incombe minaccioso sulla capitale norvegese.
Già durante le fasi iniziali c’è poco spazio per la speranza, Anders infatti prova a suicidarsi cercando di affogare dentro un fiume con un masso tra le braccia. Anche se il ragazzo riemerge in tempo dall’acqua (l’immagine suggerisce un’ipotetica rinascita), nelle ore successive egli si ritrova ad affrontare delle situazioni sempre più pesanti e dolorose: sfogarsi con l’amico Thomas serve a poco, così come tentare la fortuna con il lavoro (un colloquio da lui atteso si conclude in maniera drastica), prima di una festa serale tutt’altro che rassicurante, perché il protagonista scivola sempre più giù, travolto dalla delusione e dalla depressione.
Il clima esistenzialista messo in scena da Joachim Trier è praticamente perfetto, sia nei dialoghi (mai banali) che nella caratterizzazione del giovane Anders, un personaggio impossibilitato a ricominciare da zero, poiché privo di una personalità capace di scendere a compromessi con il mondo contemporaneo. Gli incontri fortuiti, la malinconia latente, il freddo minimalismo della città scandinava (la regia è impeccabile), “Oslo, August 31st” riesce a mescolare queste sensazioni con estrema intelligenza, ponendo una pietra tombale su un destino già scritto, lo stesso di cui ci aveva già parlato Louis Malle nello splendido “Le Feu Follet” (pellicola del 1963 diretta erede del libro di La Rochelle). Qui però l’accoppiata Trier/Vogt rimodella alcuni aspetti della storia, non solo facendola partire da nuovi presupposti, ma calando nella modernità (e con uno spirito prettamente nordico) le vicende di un ragazzo triste e privo di punti di riferimento (“look at me. I’m 34 years old. I have nothing”). Quando agosto diventa il mese che precede il nulla.

(Paolo Chemnitz)

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