Necromentia

di Pearry Reginald Teo (Stati Uniti, 2009)

L’inferno è ovunque, parola del regista Pearry Reginald Teo. La dannazione ha inizio nella vita reale, nella tragedia dell’esistenza, per poi proseguire giù in fondo all’abisso. Una condanna a cui nessuno può sfuggire, dopotutto quale essere umano merita di andare in paradiso? Almeno sotto questo punto di vista, “Necromentia” è un horror che ha le idee molto chiare.
La pellicola si sofferma su alcuni individui segnati da una triste quotidianità: il primo è Hagen, un uomo disperato che conserva il cadavere di sua moglie in casa, convinto che la donna un giorno possa ritornare in vita dall’aldilà. Poi c’è Travis, anch’egli in difficoltà dopo la morte dei genitori (e con un fratello paralizzato da accudire). Grazie a una serie di flashback (un po’ caotici a dire il vero), questi personaggi (e altri ancora) interagiscono tra loro sia nella realtà che in un luogo metafisico popolato da orribili creature. “Necromentia” si rivela dunque un intreccio di storie su cui aleggia continuamente lo spirito di Clive Barker (“Hellraiser” è un riferimento indiscutibile), per un immaginario allo stesso tempo tanto inquietante quanto affascinante (nonostante i palesi limiti di budget).
Anche se la sceneggiatura non è di certo il punto forte dell’opera, non sono pochi gli elementi marci e bizzarri che prendono per mano “Necromentia” trascinandolo ben oltre i suoi limiti strutturali: è impossibile infatti rimuovere dalla mente la filastrocca inneggiante al suicidio cantata nel suo grottesco show da Mr. Skinny, una figura cult che nutre l’essenza stessa del film, un lavoro praticamente inscindibile dalle più tetre e angoscianti intuizioni visionarie del regista. Messa quindi da parte una non trascurabile discontinuità narrativa, Pearry Reginald Teo riesce comunque a convincere, ponendo l’accento su queste improvvise fiammate ricche di scintillante fantasia. Non male neppure la colonna sonora, a volte indirizzata verso sonorità dark-industriali (tra gli artisti coinvolti, troviamo gli Angelspit e gli Encephalon).
Questo è il classico prodotto underground che possiamo consigliare ai più temerari di voi, non a caso “Necromentia” è capace di raggiungere dei picchi (ora estremi, ora di matrice weird) che da soli meritano almeno uno sguardo. Un film dunque interessante, forse troppo corto (ottantadue minuti sono pochi per far quadrare i conti), tuttavia coraggioso nella sua infernale e appassionata sperimentazione iconografica.

(Paolo Chemnitz)

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2 thoughts on “Necromentia

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