Exterminator

di James Glickenhaus (Stati Uniti, 1980)

Nel 1980 New York non è certo un posto ideale per passeggiare: tra gang che infuriano per le strade e un livello di criminalità ormai prossimo al suo apice, c’è poco da stare allegri, soprattutto quando tramonta il sole. Non a caso, proprio durante questo periodo spuntano fuori alcuni film in qualche modo eredi del vigilante movie per eccellenza, “Il Giustiziere Della Notte” (1974), nel nome di una giustizia privata da raggiungere a tutti i costi.
L’incipit (costato alla produzione il 20% del budget) non poteva che svolgersi in Vietnam, durante la guerra, dove siamo testimoni di tante atrocità (una partenza simile la rivedremo poco tempo dopo nel luridissimo “Combat Shock”). Mentre qualcuno viene brutalmente decapitato (scena da recuperare assolutamente uncut), il soldato Michael Jefferson riesce a mettere in salvo la vita del suo amico John Eastland, con cui ha un rapporto fraterno destinato a durare nel tempo. Una volta atterrati nel presente, è John a dover in qualche modo ricambiare il favore, mettendosi sulle tracce di una banda di balordi che ha distrutto l’esistenza di Michael, ricoverato in ospedale con la spina dorsale sfondata. Questa vendetta man mano si allarga a macchia d’olio, prendendo di mira non solo teppisti e rapinatori, ma anche papponi/pervertiti e mafiosi senza scrupoli (la sequenza del tritacarne è veramente un tocco di classe tra i più beceri visti in quel periodo).
“Exterminator” è un’opera spesso disordinata dove i buchi nella sceneggiatura potrebbero gareggiare tranquillamente con quelli di una groviera, eppure il film ha mille buoni motivi per essere ricordato. Questa New York è veramente lercia e già dalle immagini notturne dei titoli di testa non lascia presagire nulla di buono: ecco perché dal Vietnam alla giungla urbana il passo è più breve del previsto (anche nello spropositato utilizzo delle armi da parte del protagonista!). Se Joe Renzetti si occupa della colonna sonora con discreti risultati, il regista James Glickenhaus riesce a smarcarsi più che dignitosamente dagli stereotipi del genere, allargando il campo di azione di John e infilando qua e là alcune suggestioni degne di nota.
L’attore (Robert Ginty) che interpreta questo giustiziere privato appare un po’ fuori contesto (non che gli altri siano migliori), ma nonostante ciò pochi mesi dopo Kurt Russell si ispirò proprio a questo personaggio per modellare il carismatico Snake Plissken di “1997: Fuga Da New York” (1981). Tuttavia è difficile essere più antipatici di John, un vendicatore di cui seguiamo le gesta non tanto per un effettivo desiderio di giustizia, quanto per vedere all’opera un uomo disposto a uccidere con una spregiudicatezza fuori dal comune. In poche parole, con “Exterminator” l’intrattenimento precede qualunque tipo di riflessione sociale, qui praticamente non pervenuta: Ronald Reagan stava però per diventare Presidente, come se la chiave di lettura di questa pellicola fosse da ricercare nel pragmatismo insito nella politica del futuro leader americano. Risultati concreti e immediati, anche con l’uso della forza.

(Paolo Chemnitz)

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